WORKERS BUYOUT, STRUMENTO EFFICACE PER LA SALVAGUARDIA DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI MA ANCORA POCO CONOSCIUTO: LE MIE PROPOSTE PER INCENTIVARNE L’UTILIZZO

In gergo tecnico si chiamano “Workers BuyOut” (Wbo), ma nella pratica si tratta di aziende abbandonate dagli imprenditori e rimesse in moto da parte dei lavoratori stessi che si assumono il rischio di impresa, come nel recente caso della Ceramisia di Città di Castello: gli operai di questa ditta, ai quali era stata comunicata la delocalizzazione in Armenia, con un investimento di 180mila euro hanno acquistato i macchinari utilizzati dalla vecchia proprietà e affittato il capannone, riuscendo a far rinascere una nuova impresa e salvaguardando i livelli occupazionali.

Ad oggi, tuttavia si tratta di uno strumento ancora poco conosciuto e poco utilizzato, poiché la materia in tema di operazioni di Workers BuyOut è regolata da una serie di norme, frammentate in molteplici provvedimenti legislativi e regolamentari, che rendono più complessa l’attuazione e la conoscenza delle opportunità imprenditoriali e occupazionali offerte da tali tipi di operazioni.

Per questo ho già presentato in commissione Lavoro una proposta di legge per la redazione di un Testo Unico per il riordino di tutta la normativa anche fiscale delle norme in materia di promozione delle società cooperative costituite da lavoratori licenziati, beneficiari di trattamenti di integrazione salariale o dipendenti di imprese in crisi, in maniera tale da rendere facilitata la sua attuazione da parte dei soggetti interessati.

Oltre ciò, è necessario anche accelerare le procedure amministrative dell’INPS affinché sia garantita in tempi celeri l’erogazione della NASPI in un’unica soluzione ai lavoratori che ne fanno richiesta e nuove misure di agevolazione che prevedano la detassazione del TFR utilizzato dai lavoratori per costituire la nuova impresa.

A tale proposito, sto presentando un’interrogazione al ministro del Lavoro per sollecitarlo ad adottare, anche nel primo provvedimento utile, tutti gli interventi necessari per attuare queste misure ed incentivare l’utilizzo dello strumento del Workers BuyOut, il cui impatto sociale è potenzialmente molto forte, e in modo da realizzare quella che viene definita dagli studiosi la “democrazia economica”: una risposta concreta dal basso, dai lavoratori, a una crisi che è stata scatenata dalle élite della grande finanza.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/19/perugia-azienda-delocalizza-in-armenia-operai-la-comprano-la-riportano-in-attivo-e-assumono-altri-lavoratori/5570133/?fbclid=IwAR2CRg8FmXI4TlQBLSGjIXWbQR4Lx0GSgDO2DtBNq5I83HQzfjOzclWCo8A
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Di Tiziana Ciprini:

FONTE : Tiziana Ciprini