VERSO IL SUMMIT: IL FUTURO DELL’ALLEANZA E GLI INTERESSI STRATEGICI DELL’ITALIA

E’ con questo spirito che l’8 giugno si è tenuta presso il Centro Studi Americani, la Web live conference da me promossa dal titolo:” Verso il Summit: il futuro dell’Alleanza e gli interessi strategici dell’Italia”.
Un evento fondamentale in vista del 14 giugno, quando i leader dei Paesi NATO si incontreranno per il vertice dell’Alleanza. Un’opportunità di riflettere sull’attuale contesto strategico, dal quale inevitabilmente scaturirà un nuovo adattamento dell’Alleanza.

L’evento si inserisce in un progetto di più ampio respiro.
Come Presidente della delegazione italiana dell’Assemblea parlamentare della NATO, ho l’intenzione di indire nel prossimo futuro una serie di audizioni, incontri ed analisi che coinvolgeranno figure tecniche ed operative. Ulteriori incontri sia di carattere istituzionale che informativo per far capire al maggior numero di persone che l’Italia non è sola e che partite molto importanti si svolgono al di fuori dei nostri confini. Inoltre in questi temi, in passato, non sempre c’è stato un contributo parlamentare, nonostante, come ho già detto, da certe scelte derivino implicazioni economiche e sociali importantissime. Quello che cercheremo di fare è colmare questa mancanza. Rifletteremo anche noi, coinvolgendo tutte le forze parlamentari, al fine di dare il nostro fattivo contributo al processo di adattamento dell’Alleanza.
Di seguito potete trovare il mio discorso.

Buongiorno a tutti,

volevo prima di tutto ringraziare il Centro Studi Americani per l’ospitalità. L’evento odierno è fondamentale in vista del 14 giugno prossimo, quando i leader dei Paesi NATO si incontreranno per il vertice dell’Alleanza. Siamo di fronte ad un momento importante per rafforzare il ruolo della NATO, come strumento in grado di riaffermare i forti legami tra l’Europa e il Nord Atlantico. «Un’opportunità unica» l’ha definita il Segretario Generale Stoltenberg. Unica perché saranno prese decisioni relative all’agenda 2030, la bussola su cui saranno orientate le decisioni strategiche di oggi e di domani. Siamo quindi di fronte all’opportunità di riflettere sull’attuale contesto strategico, dal quale inevitabilmente scaturirà un nuovo adattamento dell’Alleanza. Un adattamento che necessariamente dovrà basarsi su tre temi principali:

– una nuova unità rafforzata;

– un approccio più ampio alla sicurezza;

– la salvaguardia dell’ordine internazionale.

L’esigenza di adattamento deriva dalla consapevolezza degli Stati Membri di uno scenario di sicurezza profondamente mutato, che pone la NATO e l’Unione Europea di fronte a sfide nuove e diversificate.

Abbiamo assistito al ruolo fondamentale che le Forze Armate hanno avuto nella gestione dell’emergenza causata dall’attuale pandemia: è stato un test importante in grado di dimostrare la solidarietà tra gli Alleati. Tuttavia, al contempo sono apparse chiare anche tutte quelle che sono le nostre debolezze. Abbiamo quindi il dovere di osservare con la massima attenzione l’evoluzione di ogni forma di minaccia diretta o indiretta alla nostra sicurezza. Pur mantenendo la sua natura regionale, la NATO dovrà continuare ad avere la capacità di anticipare le sfide trasversali provenienti da qualsiasi parte del mondo, in grado di mettere a repentaglio la stabilità dei nostri ordinamenti democratici.

Per fare ciò, gli Alleati dovranno tenere conto sia delle loro priorità politiche, intese come capacità di definire nel medio-lungo periodo gli obiettivi strategici della politica estera e di difesa nazionale, sia delle risorse che si intendano destinare per il perseguimento degli stessi. Per quanto riguarda il nostro Paese, quindi, ritengo che primariamente vada definito:

– che tipo di attore è l’Italia;

– quali vincoli, capacità e responsabilità derivano dalla condizione di media potenza che la connota;

– infine, quale sia il ruolo sistemico, regionale e, conseguentemente, il ruolo all’interno della NATO del nostro Paese.

É quindi di primaria importanza ribadire un concetto chiave della politica internazionale, quello di “interesse”, e dalla sua definizione, troppo spesso data per scontata, e legarlo ad uno dei temi di lungo corso della presenza italiana nella NATO e del posizionamento internazionale dell’Italia, quello della spesa per la Difesa.

Per “interesse”, in sintesi, si intende ciò che si è disposti a pagare o spendere in termini materiali, e non solo, per ottenere qualcosa. Quando si parla di atlantismo, dunque, mi domando anzitutto quanto l’Italia sia disposta a dare, con gli annessi rischi e responsabilità, per giocare il proprio ruolo nella NATO, per agire effettivamente nel ruolo che le compete, senza oscillare tra velleità ed opportunismo, e per presidiare il bacino del Mediterraneo e rafforzare il fianco meridionale dell’Alleanza, sottovalutato, forse, nei più recenti documenti. sarà quindi giusto richiamare una maggiore attenzione al “Fianco Sud”, area tuttora pervasa da forte instabilità con implicazioni dirette nel campo della sicurezza e della Difesa e nella quale trova ampio spazio di manovra il terrorismo internazionale. Come ribadito recentemente dal ministro della Difesa Guerini, anche alla luce di quanto emerso nel documento NATO 2030, si conferma l’approccio già definito con il “Framework for the South” approvato nel 2015. Ritengo essenziali decisioni comuni che rendano operativo questo approccio, in particolare nello sviluppo della pianificazione avanzata a Sud e nella capacità di stabilizzazione di Paesi a rischio.

Inoltre, dalla relazione degli esperti, sono emerse chiaramente le tensioni che rischiano di indebolire l’unità, la solidarietà e la coesione degli Alleati, in grado di avvantaggiare i cosiddetti “rivali sistemici” della NATO. Per questo sarà necessario articolare un approccio Atlantico chiaro e coerente nei confronti della crescente presenza della Russia e della Cina in aree geografiche di vitale importanza per gli Alleati, nonché in settori strategicamente fondamentali per la sicurezza e la resilienza, come le tecnologie dirompenti, lo Spazio, i cambiamenti climatici e la cybersicurezza.

Dalle risorse che i Paesi saranno in grado di investire, in un momento difficile e particolare come questo, dipenderà il futuro dell’Alleanza stessa. Ma i numeri non bastano: la NATO dovrà avere il coraggio di coordinare maggiormente gli investimenti degli Alleati, in un’ottica di un maggior allineamento delle politiche industriali dei Paesi, in grado quindi di avere un unico approccio sistemico degli investimenti della Difesa. La politica industriale di una nazione è definire i propri obiettivi e i propri ambiti di sviluppo economico, sociale e tecnologico. Politica industriale è saper utilizzare le leve pubbliche per orientare i comparti privati verso gli obiettivi pubblici prefissati, quelli che devono servire l’interesse comune, non quello privato, in quanto non sempre le due scale di valore coincidono. La saggezza dell’amministratore deve risiedere proprio nella capacità di saper usare gli strumenti di tale politica per massimizzare il ritorno dell’investimento pubblico in termini di obiettivi nazionali, incluso ovviamente lo sviluppo economico e industriale. Oggi la politica di Difesa, è una politica pubblica con profonde ricadute tecnologiche e occupazionali che ovviamente ha la sicurezza come obiettivo principale ma non si deve tralasciare l’impatto sociale che può generare attraverso i nuovi temi che stanno entrando anche nell’agenda atlantica come i cambiamenti climatici e la transizione ecologica.

Soprattutto in una fase storica come quella in cui viviamo, l’investimento in ricerca tecnologica e militare rappresenta uno strumento che, quando viene utilizzato con consapevolezza delle caratteristiche strutturali di un Paese come l’Italia, e seguendo logiche di efficienza nella spesa delle risorse pubbliche con la giusta attenzione alle nuove sfide climatiche che si affacciano, costituisce un fattore potenziale di consolidamento del tessuto socio-economico interno ed una leva negoziale sostantiva a livello internazionale, anche nei rapporti tra Alleati.

L’incontro di oggi si va quindi ad inserire in un progetto di più ampio respiro, perché le scelte che si faranno da qui in avanti avranno un’importanza fondamentale per l’Alleanza e tutti i suoi membri. Nei prossimi anni si discuterà sicuramente anche di un nuovo concetto strategico, visto che l’ultimo è di oltre 10 anni fa. Il nostro paese dovrà farsi trovare pronto, al fine soprattutto di portare il proprio interesse all’interno di un processo di consolidamento di una visione atlantista, a differenza di altri Alleati che, a volte, tendono ad avere una visione più individualista. Uno degli obiettivi di oggi è quello di creare maggior dibattito e maggiore consapevolezza intorno alle scelte che si prenderanno, in modo da poter e voler incidere di più. Come membro e presidente della delegazione italiana dell’Assemblea parlamentare della NATO, ho difatti l’intenzione di indire nel prossimo futuro una serie di audizioni, incontri ed analisi che coinvolgeranno figure tecniche ed operative. Ulteriori incontri sia di carattere istituzionale che informativo per far capire al maggior numero di persone che l’Italia non è sola e che partite molto importanti si svolgono al di fuori dei nostri confini. Per questo invito i giovani studiosi che sono qui oggi a continuare a seguire questo percorso perché anche il loro contributo è importante. Inoltre in questi temi, in passato, non sempre c’è stato un contributo parlamentare, nonostante, come ho già detto, da certe scelte derivino implicazioni economiche e sociali importantissime. Quello che cercheremo di fare è colmare questa mancanza. Rifletteremo anche noi, coinvolgendo tutte le forze parlamentari, al fine di dare il nostro fattivo contributo al processo di adattamento dell’Alleanza. Quale modo migliore di iniziare, se non quello di ascoltare chi giornalmente vive e studia tutto questo? Grazie per l’attenzione.



Di Luca Frusone:

FONTE : Luca Frusone