Una persona perbene.

In una giungla di intrighi, tradimenti, urla, pagliacci, felpe, prosciutti, volgarità e bassezze Giuseppe Conte è sempre rimasto quello che è stato.

Un galantuomo.

Una persona semplicemente perbene, chiamata a tenere le redini di un Paese disastrato, nel momento più disastroso.
Lo hanno tradito, pugnalato, infangato, insultato.
Lo hanno accusato di tutto e il giorno dopo del contrario.
Ma non si è mai lasciato trascinare.
Gli hanno consegnato una 500 scassata appesantita da colossali debiti e ingolfata da corruzione, inefficienza, burocrazia, lacci e ruberie, e gli hanno rimproverato di non farla correre come una Ferrari.

Se chiudeva gli dicevano di aprire, se apriva gli dicevano di chiudere; se decideva lo accusavano di essere un dittatore, se delegava lo accusavano di scaricare responsabilità.

Ha tirato fuori l’Italia dalla prima ondata con decisioni che pochi altri avrebbero saputo prendere in Occidente.
E in Europa ha ottenuto più di chiunque altro. Come nessun altro.

Oggi tutti parlano di Recovery Fund, di occasione storica, di soldi mai visti prima, dimenticando che è stato lui a ottenere tutto questo. Lui ha portato quei soldi e ora gli altri si avventano famelici per averli.
Ha commesso errori e ne ha commessi tanti.

Come sono stati commessi in ogni nazione alle prese con una crisi mai vista.
Ma nessuno ha mai tirato fuori la formula magica per tenere in vita contemporaneamente economia ed esseri umani in un paese in cui non ha mai funzionato un cazzo. Però tutti a dare lezioni.

Ma due errori imperdonabili Giuseppe Conte ha commesso su tutti. Essere troppo popolare.
Ed essere stato una persona perbene.
Di essere stato ingenuo. Di essersi fidato.
Ha commesso l’errore di non essere un cinico figlio di puttana della politica. Uno di quelli che tradiscono, accoltellano per poi essere acclamati col titolo di “abile politico”.
Ha commesso l’errore di non essere stato lupo tra i lupi.
Ma almeno lui la mattina potrà alzarsi e guardarsi allo specchio. E sentire la leggerezza di una coscienza pulita, di chi ha fatto in buona fede tutto ciò che poteva, col poco che aveva.
E questa sensazione, rara in politica, non la donerà mai nessuna poltrona.
Conquistata col tradimento, il sotterfugio e l’inganno.
Per questo grazie di tutto, presidente.

Emilio Mola