Una Convenzione internazionale per la libertà sui social

È un fatto apparentemente minore, ma investe questioni importanti che hanno a che fare con l’effettiva libertà di pensiero, con la democrazia nella comunicazione, con lo strapotere delle conglomerate digitali nel dare e togliere potere e accesso alla libera parola. C’è una tendenza pericolosa in atto, volta a silenziare le forme di dissenso. La democrazia fa esprimere una maggioranza pro tempore, ma deve tutelare il dissenso. Se non lo fa si altera il campo di gioco, la partita è inquinata e non è democrazia. Non è una questione di partito, è in ballo la casa comune e il rispetto sostanziale della Costituzione, sotto scacco di fronte alla posizione dominante di pochi soggetti che spadroneggiano e diventano il pavimento fangoso della Grande Piazza virtuale.
Ieri toccava a Vox TV, oggi già tocca a Il Vaso di Pandora. E ora per chi suona la campana della sottile censura che proviene dall’impersonale macchina del FAANG (Facebook Apple Amazon Netflix Google)?
Ringrazio i colleghi deputati Giuliodori, Martinciglio, Zanichelli, Delmastro Delle Vedove, Perantoni, Maniero, Sodano, Suriano e De Carlo, che hanno sottoscritto l’interrogazione.
Oltre a esporgli i fatti, si chiede al Presidente del Consiglio di attivare il Governo nelle opportune sedi internazionali per addivenire a una convezione internazionale per la tutela e la promozione delle libertà di pensiero e di informazione nelle piattaforme dei social network.
Di seguito il testo completo dell’interrogazione. Buona lettura.
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
presentata da PINO CABRAS il 18/11/2020 16:42
Al Presidente del Consiglio dei Ministri – Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi la piattaforma YouTube (gruppo Google) ha deciso di non consentire la monetizzazione dei contatti per il canale di Vox TV Italia, organo del partito politico Vox, in seguito a una valutazione di inadeguatezza di determinati contenuti trasmessi in materia di Covid-19, stabilendo così che il canale non possa avere una fonte diretta di remunerazione dai propri contenuti sulla piattaforma;
sebbene le posizioni con cui Vox interpreta la crisi Covid19 possano essere discutibili e rigettate dalla maggioranza delle forze politiche, la decisione del gruppo Google risulta potenzialmente pericolosa, sommandosi a numerosi atti censori presi nel corso degli ultimi tempi da alcune piattaforme social;
infatti, sono sempre più frequenti le notizie che riportano l’improvvisa chiusura di pagine Facebook afferenti a movimenti, gruppi e singoli individui impegnati in attività di informazione e controinformazione sulle principali aree di crisi o che riportano opinioni e contenuti che forniscono un punto di vista alternativo rispetto ai più diffusi media mainstream;
considerato che le aziende FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google) controllano infrastrutture del traffico di contenuti che gli attribuiscono una posizione dominante e che in tali infrastrutture si svolge gran parte del traffico internet di miliardi di persone, esse svolgono di fatto una funzione di servizio pubblico, la quale dovrebbe perciò improntarsi a una neutralità che consenta di rispettare al meglio le libertà fondamentali e i diritti costituzionalmente garantiti;
pertanto, le cosiddette aziende FAANG non possono ergersi in nessun modo a giudici di cosa sia politicamente degno di essere manifestato; le censure operate sui contenuti social pongono una questione cruciale su come l’esercizio della libertà di espressione sia talvolta condizionato o addirittura impedito da tali piattaforme, attraverso un loro insindacabile giudizio e senza rispondere del loro operato ad alcun organo pubblico;
il rischio incombente è che tali azioni arbitrarie vadano in collisione con l’art. 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”;
se quella che di fatto è diventata l’infrastruttura dominante della manifestazione pubblica del pensiero limita, con criteri privati, l’uguaglianza dell’accesso all’esercizio della libertà di espressione, il rischio della compressione della libertà di espressione è una minaccia concreta e diretta alle libertà di tutti i cittadini;
la questione, oltre a investire libertà e diritti costituzionali, incide anche sulla sfera di sovranità della Repubblica in quanto le grandi piattaforme social rispondono esclusivamente ai propri azionisti e allo Stato nel quale operano fisicamente, per la gran parte negli Stati uniti, dove, tra l’altro, sono collocati i server in cui risiede il traffico dati che transita sulle suddette piattaforme;
inoltre, la collocazione dei server al di fuori dei confini del nostro Paese e la conseguente impossibilità per le autorità italiane di operare una qualsiasi forma di controllo e vigilanza pone ulteriori problemi in merito alla sicurezza della Repubblica;
i suddetti atti di censura impongono dunque una riflessione, anche normativa, circa la necessità di regolare e garantire la libertà di informazione e la libertà di manifestazione del pensiero sulle piattaforme social, nonché di prevenire la formazione di posizioni dominanti o monopolistiche nel settore dell’informazione e delle comunicazioni tra cittadini;
– se il Governo non ritenga di dover agire con urgenza per garantire la libertà di opinione e di manifestazione del pensiero negli spazi virtuali;
– se il Governo non intenda attivarsi nelle opportune sedi internazionali per addivenire a una convezione internazionale per la tutela e la promozione delle libertà di pensiero e di informazione nelle piattaforme dei social network.



Di L’Alternativa c’è:

FONTE : L’Alternativa c’è