Un contabile che fa? Conta. Sei tu che gli dai importanza.

Un semplice uomo che ha dedicato la sua vita all’economia, e per questo ha ottenuto grandi incarichi e soddisfazioni. Nulla di più. Non uno statista o trascinatore di folle. Un ometto strappato al mondo della finanza, agli asset, ai derivati, alle percentuali, alle obbligazioni, alla conta degli interessi bancari, catapultato, nel mezzo di una pandemia devastante, a governare un paese di ” fij de ‘na mignotta”.

Non Michelangelo, astro geniale, pittore e scultore, creatore. Non Leonardo, inventore, costruttore di macchine volanti, conoscitore delle misure, dell’uomo vitruviano, dell’ineffabile sorriso Giocondo. Non Caravaggio, Enrico Fermi, Giulio Cesare, Puccini. No.
Semplicemente un contabile mascherato da angelo custode.
Io lo vedo inadatto come un idraulico messo nel cockpit di un aereo passeggeri, che dovrebbe far decollare ma gira e rigira nell’Apron senza nemmeno trovare la runway.
Cioè l’uomo sbagliato nel posto sbagliato.

Deve render conto un po’ a tutti. Soprattutto a coloro che lo hanno ingaggiato. Che non è lo Stato. Lo Stato siamo noi. Lo Stato è per definizione un territorio, il suo popolo che esercita il diritto di autogestione all’interno dello stesso confine nel cui si riconosce.
Lo Stato non sono gli attuali parlamentari, le organizzazioni politiche. Esse sono un tassello.
Chi lo ha ingaggiato è la solita cricca che ha voluto mettere lì gli altri illustri personaggi, a declamare, a dire, a proferire e tutto il pullman di affaristi, lobbysti, mazzettari che, dai tempi della trattativa detta Stato-Mafia, gozzovigliano a più non posso tra le aule dei Ministeri.

I protagonisti sono noti. Tuttavia sono attori di una rappresentazione drammatica, scritta e diretta da un regia che va ben oltre i gabinetti politici, che va ben oltre le aule parlamentari, oltre i partiti.
Lui è lì. A fare la recitina. Un uomo che avrebbe preferito starsene nella sua villetta umbra a tifare Luna rossa, tra un bicchiere di rosso Sagrantino di Montefalco e un peto.

Ci mancava questa rottura di coglioni, con questa gente?
E allora, recita per recita cominciamo intanto a prenderli un po’ per i fondelli, avrà pensato, facciamo vedere che condoniamo un po’ di miliardi delle vecchie lire, tanto ci costa di più fare le cause che recuperare il maltolto.
Facciamo vedere che sono magnanimo, tanto ” ‘sti sordi so’ persi”.

Un contabile che fa? Conta.
Sei tu che gli dai importanza.

Fabio Capezzone