Teniamocelo stretto, tuteliamolo, stiamo al suo fianco. Ne guadagniamo tutti

Mentre lo Stato si distrae, le mafie avanzano e danno sentenze di morte, come quella di Gregorio Bellocco, capo della cosca di Rosarno, che nel carcere di Opera, durante l’ora d’aria con Francesco Cammarata, boss della famiglia di Riesi, dice: “Anche il giudice Di Matteo lo ammazzano. Gli hanno già dato la sentenza”. E non è la prima volta che le criminalità organizzate parlano così di Di Matteo. Tra le eredità più importanti e significative che ci hanno lasciato i giudici Falcone e Borsellino, vi sono quelle che manco a dirlo, hanno verificato sulla loro pelle, ovvero sono stati lasciati da soli.

Provare a delegittimare l’immagine e la credibilità di un uomo che ha dato e continua a dare colpi mortali alle mafie è un pericoloso giochetto cui si prestano i nuovi giullari di corte, con inviti e dibattiti in televisione di cui di tutto si parla fuorché del fatto che la mafia esiste e che le lo Stato ha permesso che venisse indebolito il 41 bis e consentito la scarcerazione dei boss. Voglio un’Italia con milioni di Di Matteo. Milioni di persone con la schiena dritta che anche nella quotidianità delle giornate, rifiutano il compromesso, il favore, la raccomandazione, ovvero il terreno fertile da cui parte il baratro.

Dato che è impossibile chiedere tanto, almeno quell’unicum con la schiena dritta, teniamocelo stretto, tuteliamolo, facciamogli da “scorta civica”, stiamo al suo fianco. Ne guadagniamo tutti