Taglio delle emissioni di gas climalteranti del 55% entro il 2030

In questi giorni l’Unione Europea ha trovato l’accordo per il taglio delle emissioni di gas climalteranti del 55% entro il 2030 sulla base dei dati del 1990.
Prima era del 40%.

È una tappa importante e significativa per giungere alla neutralità carbonica entro il 2050. Noi tutti avremmo preferito un taglio del 65%, anche del 60% poteva andare bene. Ma dopo faticose e, a volte, estenuanti trattative tra tavoli multilaterali e incontri riservati ci si è accordati al 55%. Gli interessi in gioco sono tanti e le questioni di economia nazionale altrettanto. Rammento quando la discussione fu avviata, nel Consiglio dei Ministri dell’Ambiente UE al quale io stesso partecipai. Discussioni infinite, negoziati continui, per sedici ore di fila.

Io ho sempre mantenuto una posizione elevata di ambizione parlando a nome del Governo Italiano. Ma sono anche cosciente che quando si negozia, la mediazione è importante: significa definire un accordo che non ti accontenta totalmente, ma che, stabilita una soglia sotto la quale non ti siedi nemmeno al tavolo, consenta a tutti di procedere verso la stessa direzione. Magari non è ciò che desideri ed auspichi fino in fondo, ma è ciò che è possibile. In UE l’accordo è stato raggiunto tutti assieme, e questa è già una ottima notizia, per ciò che è stato possibile.

Adesso è necessario che al più presto ognuno dei 27 Paesi membri della UE riscriva il proprio PNIEC – Piano Nazionale Integrato Energia e Clima -. Il Piano che serve, nel concreto, a stabilire come ogni singolo Paese arriverà alla percentuale che gli è stata assegnata. Chi fa cosa e come. L’ultimo Piano era costruito prevedendo il taglio del 40%, come stabilito dal precedente accordo UE. Adesso è imprescindibile definire il nuovo Piano al 55%.

Quante fonti rinnovabili e che tipologia, che mobilità sostenibile e come, tempi e modalità di phase out dal carbone, sicurezza energetica, che tipo di economia circolare, competitività e mercato dell’energia, forestazione, ricerca e innovazione, agricoltura green. Insomma, adesso è il momento della concretezza. Abbiamo bisogno di “azioni audaci” per affrontare il cambiamento climatico, come afferma il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Gutierres. Il Pianeta è ancora paziente. Ma non lo sarà per molto. È il momento di costruire una nuova economia basata su paradigmi nuovi di equità ambientale e di equità sociale. Giustizia ambientale e giustizia sociale formano un solo futuro che si chiama “Ecologia Integrale”.

O è questo o non è!

Sergio Costa