“Superlega” una situazione francamente assurda.

Leggo questa dichiarazione, pronunciata peraltro da una delle persone che più stimo nel mondo del calcio, e mi domando se il “mio” Milan si stia rendendo conto della follia che sta assecondando, insieme a undici altri grandi club.
È una situazione francamente assurda, quella che tanti stanno vivendo oggi dopo il varo della cosiddetta “Superlega”. Vedo molte tifoserie imbarazzate, quando non dichiaratamente sul piede di guerra (quelle inglesi, ma non solo quelle inglesi).

Molti interisti non sono contenti. Molti milanisti, come me, sono semplicemente attoniti. Dovremmo essere contenti, perché siamo dentro “il piccolo clan dei migliori”, ma io non lo sono per niente.
Un calcio che diventa dichiaratamente elitario, rinunciando a confrontarsi con la “provincia”, o anche solo con chi ha meno blasone di te, è come un Golia che si rifiuta di confrontarsi con Davide. Qualcosa che suona quasi blasfemo, oltre che sportivamente anormale e irricevibile.

So bene che il calcio ha perso da decenni il romanticismo, e so bene che l’Uefa non coincida certo con un simposio aristotelico. Ma questo non sposta di una virgola la realtà delle cose: a oggi questa “Superlega” mi sembra una sorta di Rotary della pelota.

Una massoneria a cielo aperto del calcio. Un circolo per ricchi, veri e presunti tali, a discapito di tutti quelli che non “meritano” di entrare nella setta (o non vogliono entrarci, come il Bayern Monaco e il PSG).
De Zerbi ha pronunciato parole durissime, ma non ha certo torto. È come se, da due giorni, di colpo avessero tolto a milioni di italiani la voglia (già per molti residuale) di seguire il calcio.
È tutto molto triste. Deprimente. Avvilente. Sembra quasi che tutto trami per toglierci anche quei due o tre sogni che ci sono rimasti.

Mah.

Andrea Scanzi

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