Sulla vicenda di Grillo, chiedo venia, non entro

Sulla vicenda di Grillo, chiedo venia, non entro – e non perché non abbia un’opinione, sia chiaro, ma perché non ritengo opportuno ed etico giudicare né il dolore di un padre, né la forma con la quale il dolore stesso si è palesato, ma neanche cose di cui non ho la conoscenza piena, oltre che per il rispetto che merita la presunta vittima.
Quello che però mi ha colpito è stata l’unità di (praticamente) tutti, nella condanna di quello sfogo ed il modo con cui lo stesso si sia condannato. Un processo mediatico, a reti unificate, di una violenza inaudita. Una sentenza di colpevolezza raggiunta all’unanimità ed in pochi secondi, da un collegio giudicante con a disposizione una potenza di comunicazione immensa ed in assenza e applicazione di qualunque tipo di attenuante, neppure quelle generiche che, pure, mai mancano in qualsiasi processo.

Mi sarei aspettato una sottolineatura dell’inopportunità dello sfogo, di alcuni passaggi dello stesso e, forse, avrei sottoscritto. Ma non quello che sta avvenendo. Tirati fuori, ad orologeria, grandi principi etici, il rispetto della donna, il politicamente corretto, la fiducia nella Magistratura, la correttezza nei confronti degli organi inquirenti, da parte di chi questi nobili concetti non ha mai posseduto, né declamato, anzi ha fatto tutt’altro fino all’altro ieri.

Mi è sembrato di assistere ad una vendetta in piena regola. Molti erano appostati sul ciglio del fiume e, finalmente, il cadavere è passato. Maria Elena Boschi non ha potuto credere vero di poter contrattaccare. A lei, con banche fallite, Consip ed altro nel curriculum familiare, non è parso vero poter attaccare un uomo senza rinvii a giudizio o obiettivo di indagini in corso. Lei che disse nulla sul “rinascimento Saudita” che permette che le donne vengano stuprate in carcere. Lei che stipula ed ha stipulato accordi con un pedofilo conclamato, con un signore che a quasi 80 anni, consumava sesso a pagamento con una donna di 17. Non fu stupro quello? Ci fu consentimento? Solo formale, perché i soldi lo resero possibile. E le dichiarazioni sulla Magistratura che lo perseguita? Oggi quel pedofilo fugge dal processo, inventando in ogni udienza impedimenti di salute, ma alla signora Boschi non interessa, non ritiene di sconfessare i suoi accordi politici per così poco. Le donne per la Boschi vanno rispettate da Grillo, mentre per i suoi sodali vale un altro metro di giudizio. Senza parlare poi, del rispetto per la Magistratura dimostrato da lei ed il suo datore di lavoro, quel Renzi lì, che contro la Magistratura che lo indaga ha tuonato e continua a tuonare. Ma per Grillo è un’altra storia. Perfino l’ebetino ha pontificato. A molti dei soloni che su questa triste vicenda hanno già pontificato, varrebbe solo ricordare che fosse necessaria l’assenza di peccato, per scagliare la pietra.

Bisogna aspettare la sentenza. Grillo è un padre ma deve essere anche un cittadino ed aspettare gli esiti delle indagini e del processo. Suo figlio avrà la possibilità di difendersi e dimostrare la sua innocenza. E per lo schifo a cui stiamo assistendo, pur non essendo convinto della tempestività ed alcuni toni del suo sfogo, mi sento di esprimergli solidarietà e vicinanza.

Giancarlo Selmi