Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, un Eroe della libera informazione.

“Non ho mai ricevuto tante querele, tante richieste di risarcimento danni, tante denunce ed esposti all’Agcom e al garante della privacy come in questo periodo. La politica e chi garantisce il sistema vorrebbe che l’informazione fosse la vetrina sulla politica, ma io credo debba essere la finestra sul potere e sulla politica. Devono esserci condizioni più idonee per svolgere il nostro ruolo di media.
Finché c’è un sistema che consente di non pagare nulla a chi fa esposti o denunce ai giornalisti, io credo che la democrazia avrà un bavaglio per sempre”.

Quella di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, è pura, sacrosanta verità.

Chiunque faccia il giornalista in Italia e nella sua carriera abbia osato fare anche inchiesta sa quale sia la prassi. Querele e richieste assurde di risarcimento danni.

Tanto, quando perdono, e solitamente perdono, non pagano mai.

Però intanto sanno di averti tolto il sonno per mesi o anni, la serenità, sanno di averti messo il dubbio che forse tu abbia sbagliato. Anche se sai di aver scritto la verità.

E magari viene anche da fermarti.

Il loro vero obiettivo.

Tempo fa le persone di cui mi occupai in un’inchiesta su uno scandaloso utilizzo di beni e soldi pubblici in un ente della mia provincia mi querelarono.

Il mio avvocato mi chiamò dicendomi che uno di loro voleva chiedermi 600.000 euro di risarcimento. 600.000 euro.

Perché l’ansia dei miei articoli gli aveva creato problemi “biologici”.

A quel punto l’ansia salì a me.

E arrivò ai suoi massimi quando l’ufficio che conteneva i documenti di cui parlavo nella mia inchiesta, una notte, andò misteriosamente e curiosamente a fuoco. Tutto in cenere. Così, le solite autocombustioni italine.

Alla fine fu tutto archiviato. Il giudice disse che avevo scritto solo la verità. E per giunta (cosa rara) decise lui di procedere contro uno di loro per avermi calunniato. Risultato: ebbi giusto 3mila euro.

Tanto hanno dovuto pagare per cercare con l’intimidazione di stoppare quella che sapevano essere la verità.

Perché in Italia funziona così. Intanto ti querelo. Ti terrorizzo. Ti tolgo il sonno. Anche se so che dici il vero. Poi si vedrà. Male che vado pago due spicci.

E fino a che questo non cambierà, la nostra non sarà mai libera informazione.


Emilio Mola