Si è chiusa un’era. Al Movimento ora serve unità

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Gallo, qual è il vero motivo del passo indietro di Di Maio?
La mia idea è che Luigi ha capito che si è chiusa un’era, che è giunto il tempo di rifondarsi.
Sì, insomma, è finito un ciclo che ha portato a importanti obiettivi: diventare prima forza politica, governare e avviare le riforme. Reddito di cittadinanza, riforma della giustizia e l’impulso all’economia ambientale restano conquiste di questa fase.

Gesto necessario?
Un gesto necessario e generoso, in vista degli stati generali: il rischio era che si potesse trasformare uno spazio di discussione in uno scontro o in un attacco al capo.
E invece faremo un confronto aperto sulla nuova architettura del movimento.

Nel suo discorso, Di Maio ha additato “il nemico dentro di noi”
Penso alludesse ad alcuni esponenti come Paragone, lontano dalla storia dei 5S, che ha utilizzato l’arma dello scontro per cercare visibilità, senza mai dare un apporto sostanziale o concreto.
In realtà molti, nelle parole dell’ex leader, hanno visto anche un riferimento a Di Battista.
Credo sia il momento di ragionare sull’unità e sulla fiducia, evitiamo la caccia alle streghe.

Quale sono stati, secondo lei, gli errori di Di Maio?
Ho avuto un opinione differente con Luigi sulla gestione della vicenda Diciotti ed ho un opinione diversa sul percorso da fare per le elezioni regionali e locali per tornare ad incidere sui territori.

Adesso si fermerà la transumanza di parlamentari grillini verso altre sponde?
Le difficoltà interne del movimento sono legate non alla figura di Di Maio in sé, ma al permanere a lungo della coincidenza di due ruoli, quello di capo politico e di ministro.
Lo stesso Luigi, se non sbaglio, recentemente ha preso atto che per un movimento come il nostro il modello non può essere quello di un soggetto che prende le decisioni per tutti. Le dico di più.
Le dimissioni di Di Maio hanno anche una funzione chiarificatrice: la sovrapposizione fra capo politico e membro del governo, con le questioni interne che ha generato, ha oscurato i successi di questo esecutivo.

Dimettersi a quattro giorni dalle Regionali non può apparire un tentativo di mettere le mani avanti e magari capitalizzare una eventuale sconfitta da parte di chi non ha mai amato l’alleanza col Pd?
Abbandoniamo una visione romanocentrica, anche dentro il movimento 5 Stelle: io credo che il voto in Emilia non avrà conseguenze sul governo. Una cosa è certa: le difficoltà delle elezioni regionali rappresentano un tema mai affrontato pienamente da M5S. Comunque finirà, il risultato del voto in Emilia Romagna o in Calabria potrà darci solo una scossa per migliorare.

Ora il futuro. Da affidare a chi? Conte, Fico, Di Battista. O, come sostiene qualcuno, ci sarà Di Maio dopo Di Maio?
Intanto abbiamo un reggente che è Vito Crimi. Gli stati generali decideranno la forma da dare dal movimento: io dico che bisogna creare una leadership collegiale, eliminando la figura del capo politico, che possa affrontare le sfide del futuro. Almeno oggi non mi faccia fare nomi.

Luigi Di Maio ieri ha parlato a lungo di coltellate alle spalle e di nemici interni. Secondo lei con chi ce l’aveva?
Il clima della caccia alle streghe può solo far male al M5S. E’ il momento dell’unità e di avere fiducia reciproca per poter rilanciare il M5S focalizzandoci sui bisogni importanti dei cittadini, dei più fragile, dei senza voce, delle comunità e dei gruppi sociali alla periferia del sistema di potere. La diversità di idee non può diventare un’elemento di divisione ma può continuare ad arricchire il M5S

Questa mossa facilita o rende più complesso il “dialogo schietto” auspicato da Roberto Fico agli Stati generali di Torino?
Luigi ha fatto una scelta generosa. Ha aperto uno spazio che ora va riempito di proposte. Credo che così il confronto sia più legittimato evitando che ogni documento per gli stati generali sia considerato eretico o dipinto dai cronisti come un attacco al capo politico.

In quella sede verrà decisa anche la modalità di elezione del prossimo “capo politico”?
In questi 2 anni il modello verticistico ha dimostrato di essere inadeguato a dare tutte le risposte necessarie alla comunità del M5S che nel 2018 è arrivata a contare 11milioni di cittadini italiani. Quello di cui abbiamo bisogno è l’intelligenza collettiva, una leadership collettiva decisionale con diverse menti a confronto capaci di un salto evolutivo nella politica, perchè il futuro ci parla di rete e di persone connesse che cambiano il mondo mentre l’uomo forte al comando di Salvini puzza di ventennio, puzza di secolo scorso in un epoca un cui anche le più grandi e innovative aziende multinazionali hanno abbandonato questo modello.

Che ruolo avrà la piattaforma Rousseau nella nuova governance del M5S?
Rousseau può essere concepita come l’unità di ricerca e sviluppo del M5S capace di fornire risposte tecnologiche e digitali al bisogno di partecipazione e civismo senza sostituire la necessità dell’incontro reale tra cittadini che hanno ancora bisogno di emozionarsi guardandosi negli occhi.
La gestione dei dati sensibili degli iscritti, il percorso delle votazioni sui temi e la scelta delle persone dovrebbero essere condotti sotto il controllo di un organo terzo del M5S democraticamente eletto.

Ha parlato della necessità di recuperare le competenze che hanno abbandonato il M5S, anche facendo riferimento ad alcuni parlamentari di recente passati al gruppo misto. Come fare?
La prima cosa da cambiare nel M5S è la visione romanocentrica. In 10 anni abbiamo generato una forza propulsiva in tutto il Paese che ci ha portato al governo dell’Italia, ora dobbiamo costruire e produrre il cambiamento anche sui territori. Bisogna sconfiggere la criminalità in tante regioni e città del Paese, dobbiamo realizzare il modello rifiuti zero, dobbiamo estirpare mafie e politici malati dalla sanità, dobbiamo proteggere case e cittadini dalle frane e le alluvioni prodotti dal dissesto idrogeologico, dobbiamo procedere alle bonifiche delle nostre terre violentate dai rifiuti tossici e per fare questo bisogna mobilitare un popolo per cambiare i governi delle regioni avendo un progetto e una visione di cambiamento ben chiara. Questa sfida potrà avvicinare nuovi e vecchi professionisti e competenze e se avremo la bussola e la direzione ben chiara potremmo cambiare il volto di città e regioni come stiamo facendo con le riforme strutturali sulla giustizia, sull’ambiente e con le misure sulla povertà.

Considera il documento preparato da alcuni senatori (dessì e altri) la settimana scorsa una base di discussione per la riforma del M5S?
Tutti i documenti sono legittimi , quello di portavoce comunali che chiedono regole e strumenti nuovi per essere più efficaci nel cambiare le realtà locali , così come la Carta di Firenze 2019 elaborata da attivisti e portavoce. Auspico uno o più momenti di confronto nazionale e regionali prima degli stati generali per costruire insieme punti di incontro tra i diversi documenti già elaborati ed elaborare una proposta corale e condivisa



Di Gallo Luigi PRESIDENTE della VII COMMISSIONE (CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE):

FONTE : Gallo Luigi PRESIDENTE della VII COMMISSIONE (CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE)

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