Serve riprendersi pezzi di Paese divenute enclave di mafia e malaffare.

La foto del ragazzo non la metto perché fa così impressione da far venire il mal di stomaco. Ma quella della macchina dove si trovava rende bene l’idea di cosa sia accaduto.

Parlo della foto del ragazzo maliano a cui, stanotte, hanno sparato da un suv in corsa. Tornava dal “lavoro” (si scrive così e si legge sfruttamento) nei campi del foggiano assieme ad altri due braccianti. A un certo punto si è affiancata una macchina, un suv. I criminali hanno abbassato il finestrino, hanno estratto un fucile e hanno aperto il fuoco. A questo ragazzo maliano di trent’anni l’hanno preso in faccia, e tra il colpo e le schegge dei vetri era ridotto una maschera di sangue. Ora è all’ospedale con ferite gravi.

Siamo al secondo raid in 48 ore. Ci sono zone rurali dove sembra di vivere nel far west. Appena qualcuno alza la testa chiedendo trattamenti vagamenti umani, succede questo.

Serve un controllo serrato. Serve riprendersi pezzi di Paese divenute enclave di mafia e malaffare.

La verità amici è che purtroppo ormai per certe situazioni si è arrivati a una vera e propria gangrena, specialmente riguardo questioni relative alla mafia. Per questo ormai appellarsi al buonsenso, ai “progetti culturali” e di “recupero” non serve a niente. Quelli li fai dopo. Ma ora serve il pugno di ferro dello Stato. E non dobbiamo vergognarci a dirlo perché sennò si passa per destrorsi. Perché se questi sparano, ammazzano e sfruttano tu non puoi rispondere con ghirlande di fiori. Entro i limiti della legalità (sottolineo: entro i limiti della legalità), ma serve la mano pesante. Sennò non ne usciamo e a pagare per la nostra debolezza saranno i più fragili.

Leonardo Cecchi