Scenari politici di Andrea Scanzi

Conte si dimetterà domattina.
L’idea di Conte è quella di non uscire tritato mercoledì sulla riforma Bonafede, rimettendo quindi il mandato in anticipo e – auspica la maggioranza – “incentivando in questo modo i responsabili”.
La speranza di Conte è cioè quella della cosiddetta “crisi pilotata”. È successo tante volte, soprattutto durante la Prima Repubblica.
Di sicuro, a oggi, le trattative per trovare qualche senatore “costruttore” sono state un disastro totale. Verrebbe quasi da chiedersi chi abbia fatto queste trattative, perché peggio di così neanche il Poro Schifoso.
Martedì scorso, dopo il voto al Senato, avevo trovato folli i commenti “esultanti” dei pro-Conte. Per un motivo molto semplice: non avevano nulla per cui esultare. E i giorni successivi lo hanno dimostrato.
Un disastro simile, in termini strategici, non si vedeva da decenni. Non è stato convinto mezzo senatore “minore” di Italia Viva (i fedelissimi di Renzi neanche li considero). Al Misto non si è mosso nulla dopo martedì. Berlusconi ha blindato i suoi. Udc è diventata radioattiva dopo il caso Cesa. I tre senatori di Cambiamo son sempre lì. +Europa e Calenda non ha nemmeno senso menzionarli. E la riforma Bonafede, che piace solo ai 5 Stelle, ha reso ancora più complicata la trattativa.
La tempesta perfetta.
La sensazione è che Conte, per dar vita a questo famigerato “Conte ter” (sempre ammesso che l’idea gli piaccia), debba concedere tanto. Anzi troppo. Poltrone a iosa ai responsabili. O peggio ancora il ritorno in maggioranza di Renzi. Magari (magari?) con un presidente del Consiglio diverso da Conte.
Come la giri, fa schifo. Ma schifo parecchio.
Sarebbe molto più onorevole, per Conte e non solo, andare a votare. Ma significherebbe – molto probabilmente – avere il Cazzaro Verde premier, l’Urlatrice Nera agli Interni e il Caimano al Quirinale. Per giunta dentro una pandemia.
La morte assoluta.
Qualcosa mi diceva che il 2021 sarebbe stato addirittura peggiore del 2020. Eccoci.

Andrea Scanzi