Salviamo il Movimento

Il Movimento tornerà a vincere se cambierà. Che ci sia un grosso problema è ormai ammesso anche dai portavoce e questa è un gran bella notizia. Per cambiare bisogna prima ammettere che ci sia qualcosa che non funzioni. I vecchi partiti sono spariti convinti di avere ragione. Ma il Movimento non è un partito, non è statico, non è una burocrazia infarcita da poltronisti e da servitù di qualche boss. Il Movimento è un dinamico gruppo di cittadini liberi che stanno servendo la loro comunità per qualche tempo. Il Movimento ha quindi tutti gli anticorpi per reagire ed è venuto il Momento storico di farlo, ancora una volta. La sfida è difficilissima. Si tratta di gestire il passaggio dalla protesta al potere, dall’opposizione al governo. E tutto questo governando non da solo ma con un alleato esperto e in stato di grazia e con ministri parrucconi imposti dal Quirinale e con selve di lobby assatanate e mafie di ogni tipo che sbavano per tornare alle porcilaie del passato e con opposizioni incarognite e giornali che infangano quotidianamente. Il Movimento ha tutti contro, come sempre. Il 4 marzo il vecchio regime prefigurava ecatombi ed invece il Movimento sta reggendo eccome la prova di governo. Il progetto funziona. Stando ai fatti, il Movimento sta portando a casa un sacco di risultati – ben più della Lega – eppure si registrano crolli di consensi e malcontento. Un caso clamoroso quanto inedito. Uno dei motivi principali è che il Movimento non riesce più ad incarnare l’ansia di cambiamento di molti cittadini. Ma non cambiamento e basta, cambiamento radicale. Le aspettative erano forse troppo alte e questo non aiuta, ma al governo il Movimento appare imborghesito e addomesticato. Auto blu, scorte, cerimonie istituzionali, cravatte, perbenismo e falsi sorrisi con cani e porci. Veleno. Sudditanza mediatica, timidezza reverenziale, diplomazia accomodante, giri di parole, passi di lato. Veleno letale. I danni più devastanti del vecchio regime risiedono nell’animo dei cittadini. L’esasperazione e la disillusione per la politica dopo decenni di tradimenti e delusioni è tale che bastano poche gocce di quel veleno per perdere la fiducia popolare. Altro che buone maniere, è il vecchio e salvifico “vaffanculo” che deve echeggiare tra gli arazzi e le statue dei sontuosi palazzi del potere. Un “vaffanculo” di dolore per le ingiustizie subite dai cittadini, un “vaffanculo” di rabbia contro il vecchio regime che ci ha rovinato ma anche un “vaffanculo” di battaglia per una nuova democrazia tutta da costruire. È vero, il Movimento al potere è costretto a negoziare, è costretto alle nauseabonde liturgie istituzionali, ma è il primo partito italiano e deve cominciare a sbattere i pugni sul tavolo ed alzare la voce, non può continuare a subire bastonate senza battere ciglio. E deve rialzare lo sguardo verso i suoi obiettivi di lungo periodo e cioè un nuovo paradigma di sviluppo e di democrazia. Il Movimento è frutto di un’ondata populista che imperversa in tutta Europa, un fenomeno storico e salutare in cui il Movimento si trova all’avanguardia. Sia a livello di organizzazione che di contenuti. Questo governo con la retrograda Lega deve tornare ad essere un fastidioso passo verso un progetto ben più vasto. Deve essere un’occasione per scardinare il vecchio regime e la vecchia politica e lanciarsi verso una democrazia davvero nuova. È vero, quando i fatti si faranno sentire sulla pelle, i delusi cambieranno idea. Ma c’è un problema più profondo e se il Movimento non cambierà subito, rischia di essere troppo tardi per salvarlo.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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