SALARIO MINIMO: NON AUMENTA I DISOCCUPATI E SI ACCOMPAGNA ALLA CRESCITA DEI POSTI BEN PAGATI

Secondo un recente studio dell’Università statunitense di Harvard, il salario minimo in Germania, introdotto per legge dal 2015, ha avuto un impatto positivo migliorando il benessere dei lavoratori, che hanno visto aumentare i loro stipendi. Al tempo stesso, non vi è stato un calo dell’occupazione ma, al contrario, l’indice di disoccupazione si è ridotto dell’1% e il prodotto interno lordo è cresciuto.

La nostra proposta sul salario minimo, depositata nel 2018 e attualmente in discussione, segua esattamente questa strada.

Essa intende fissare un principio di buonsenso: nessun lavoratore può guadagnare meno di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro più rappresentativi, cioè quelli sottoscritti dalle principali associazioni sindacali e datoriali, e, comunque, il salario stabilito dal contratto stesso non potrà mai scendere sotto i 9 euro lordi all’ora.

In questo modo si rafforzerebbe la contrattazione ‘sana’, contrastando i cosiddetti ‘contratti pirata’ e la concorrenza sleale. Per aiutare le imprese, inoltre, il disegno di legge del #M5S prevede la detassazione degli aumenti di stipendio derivanti dal rinnovo dei contratti nazionali per il triennio 2022/2024.

Oggi nel nostro Paese ci sono 4,5 milioni di lavoratori che guadagnano meno di 9 euro lordi all’ora, ciò anche a causa dei quasi 1.000 contratti collettivi depositati al CNEL frutto dell’assenza di specifici criteri per individuare gli accordi ‘leader’.

Di fronte a simili numeri, è evidente che un problema c’è e va risolto facendo ricorso a strumenti nuovi, come per l’appunto il salario minimo.

Esiste già in 21 Stati membri dell’Unione europea su 27 e ora deve essere il turno dell’Italia.



Di Tiziana Ciprini:

FONTE : Tiziana Ciprini