Rivoluzione digitale inclusiva per tutte le Pa, dai ministeri ai piccoli comuni

La rivoluzione digitale non potrà mai realizzarsi appieno nella Pa se non coinvolgerà tutte le amministrazioni, dal ministero più grande al più piccolo dei comuni. L’ho sempre detto: non esistono soltanto gli enti centrali, dobbiamo piuttosto concentrarci sulle tante realtà locali che oggi sono tagliate fuori dal digital divide o comunque dalla indisponibilità di soluzioni tecnologiche adeguate.

Ho avviato una importante interlocuzione con Assinter, l’associazione delle aziende Ict in house delle Regioni. Ci siamo incontrati nuovamente in videoconferenza per avviare il lavoro di definizione delle linee di supporto e degli strumenti digitali che queste società possono mettere a disposizione anche dei comuni più piccoli.

Parliamo di innovazioni per lo smart working e servizi di Virtual private network (Vpn) oppure di piattaforme per le videoconferenze, servizi per streaming, sharepoint o posta elettronica. E ancora canali di assistenza digitale, cloud storage, fonia VoIp e tante altre soluzioni per la digitalizzazione organizzativa e dei servizi.

Questi strumenti si vanno ad aggiungere alle altre risorse già messe a disposizione delle pubbliche amministrazioni. Con il progetto chiamato “solidarietà digitale” il Governo ha già definito un meccanismo di supporto alle amministrazioni da parte delle grandi imprese private del settore tlc. Con il progetto “Toolkit per il Lavoro Agile”, finanziato dal Pon Governance, viene inoltre resa disponibile una vera e propria cassetta degli attrezzi e di strumenti operativi necessari ad avviare e sviluppare lo smart working nelle pubbliche amministrazioni. Tuttavia, le società pubbliche dell’informatica sono depositarie di un patrimonio di competenze e buone pratiche che può contribuire in modo importante e proiettare tutta la Pa nel futuro.



Di Fabiana Dadone:

FONTE : Fabiana Dadone