Ricordate la storia del Plasma Iperimmune?

Ricordate Salvini che, senza uno straccio di studio, sfruttava la paura e le speranze di milioni di italiani, facendo credere che esistesse questa cura al Covid economica e miracolosa, che però Conte e Big Pharma tenevano nascosta perché poco remunerativa?
Bene.

Da maggio a oggi uno studio reale, randomizzato e controllato, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità in 27 centri clinici distribuiti su tutto il territorio nazionale e su 487 pazienti, ha dimostrato che – purtroppo – il Plasma Iperimmune non migliora in alcun modo le condizioni dei pazienti.
“Ma come? Mia zia l’hanno curata col plasma iperimmune ed è guarita subito”.
Già.

Peccato però che gli studi sull’efficacia di un farmaco non si facciano in questo modo.
Perché se così fosse io, che quando ho avuto il Covid ho mangiato pasta al pesto e non ho preso alcun medicinale, dovrei dedurre che sono guarito grazie alla pasta al pesto.

Come si conduce allora uno studio sull’efficacia di un farmaco? Confrontando.
Come lo ha fatto l’ISS.
Si prendono 487 pazienti, li si divide in due gruppi omogenei per età, sesso e condizioni.
Quindi un gruppo lo si cura con la terapia standard e a un altro, oltre alla terapia standard, si aggiunge il Plasma Iperimmune.
Quindi si confrontano i dati.

Se il Plasma avesse funzionato gli autori dello studio avrebbero dovuto constatare nel gruppo con il plasma un tasso di guarigione superiore a quello del primo gruppo.

Ma, purtroppo (e dico purtroppo perché sarebbe bello avere tante armi contro il Covid) non è successo.
Scrive l’AIFA: “Non è stata osservata una differenza statisticamente significativa nell’end-point primario (‘necessità di ventilazione meccanica invasiva, definita da un rapporto tra PaO2/FiO2 < 150, o decesso entro trenta giorni dalla data di randomizzazione’) tra il gruppo trattato con plasma e quello trattato con terapia standard”. In attesa che Salvini ci porti i suoi di studi, ricordiamolo per quello che è. E che è stato capace di fare. Così, giusto per non dimenticare.
Emilio Mola