Regeni, continuare a lavorare per far luce su questa tragedia

25 gennaio 2011, 25 gennaio 2016

Dieci anni fa la rivoluzione egiziana di Piazza Tahrir, 5 anni fa il rapimento di GiulioRegeni.

Dopo 18 giorni di proteste (oltre 800 morti e quasi 8000 feriti) l’11 febbraio il presidente Mubarak (al potere da 30 anni) rassegnò le dimissioni. Il Consiglio supremo delle forze armate assunse provvisoriamente il potere. I 18 mesi di regime militare che seguirono furono segnati da una pesantissima repressione giudiziaria. In nemmeno 9 mesi quasi 12.000 civili vennero arrestati e sottoposti a processo in corte marziale, più del totale degli imputati processati nel trentennio di Mubarak.

Continue brutalità nelle caserme e in piazza, durante le manifestazioni.

Il 25 giugno 2012 venne eletto Mohammed Morsi. Il 3 luglio 2013, appena un anno dopo, un colpo di stato militare lo depose e venne al potere il generale al-Sisi. Da lì 8 anni di repressioni e sparizioni forzate.

Insomma, un paese dove spariscono in media 2/3 persone al giorno. Un paese dilaniato dalla continua violazione dei diritti umani.

Solo così, in questo contesto, possiamo forse avvicinarci al rapimento del nostro Giulio, quel 25 gennaio 2016.

Date che coincidono, simbolicamente.

“Giulio era uno di noi ed è stato ucciso come veniamo uccisi noi”, la frase in arabo sopra al volto di Giulio nel murale in foto.

Continuiamo con la commissione parlamentare d’inchiesta a lavorare per far luce su questa tragedia. Sempre vicini alla famiglia Regeni.



Di Giuseppe Brescia | Deputato del Movimento Cinque Stelle, Presidente della Commissione Affari Costituzionali:

FONTE : Giuseppe Brescia | Deputato del Movimento Cinque Stelle, Presidente della Commissione Affari Costituzionali