Recovery Fund. Ecco cosa prevede

Recovery Fund. Ecco cosa prevede

Il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, dopo una lunga attesa, ha finalmente svelato la sua proposta per nuovo budget pluriennale e il Recovery Fund.

Dell’imminente appuntamento con la storia del 17 Luglio ne ho parlato l’altro giorno in plenaria paragonandolo ad un rigore decisivo (Ecco il documento ufficiale).

In un gioco di equilibrio tra le pressioni del nord Europa e quelli del Sud Michel  ha svelato la sua proposta.

Cosa dice, ma soprattutto cosa va e non va? Proviamo a fare un resoconto.

Punti positivi della proposta:

• Il presidente del Consiglio europeo non tocca la proposta della Commissione di 750 miliardi, quindi non si piega alla pressione degli ultimi giorni fatta da Germania e Francia per riportare il recovery a 500 mld e lasciando a strumenti esistenti come Il MES la parte dei prestiti.

• Vista l’incertezza sull’accordo per la Brexit, Michel propone un fondo di 5 miliardi di euro riservato alle possibili conseguenze della Brexit sull’economia europea . Anche se ad onor del vero il paese che ne gioverebbe di più sarebbero i Paesi Bassi, i più esposti alla partenza UK. Sembra una mossa per far allentare la pressione sull’opposizione dei paesi frugali alle sovvenzioni ai paesi del sud.

• Nella sua proposta finalmente trovo con mio grandissimo stupore qualche paletto per gli Stati dell’est, da tempo nel mirino per la violazione dello stato di diritto. Il rispetto dello stato di diritto sarà una condizione per ottenere gli aiuti, dice Michel, riferendosi pur senza citarli a Ungheria e Polonia. Mossa che ha generato una pronta e dura reazione del Presidente ungherese Orban che su twitter attacca affermando che non approverà mai il budget a queste condizioni.

Punti critici della proposta:

• Sulla governance, il Presidente ha fatto copia e incolla della proposta della presidenza tedesca che rafforzerebbe il ruolo del Consiglio nell’approvazione dei piani nazionali e darebbe anche un ruolo ai segretari di stato che discutono su come i paesi hanno attuato i loro piani. Nessuna menzione del ruolo del Parlamento Europeo.

• Altra nota dolente é il budget pluriennale presentato nella proposta che è lontano dal coraggioso piano settennale che il sottoscritto stesso insieme a tanti colleghi del parlamento avevamo chiesto mercoledì in aula.

Anche qui tra un mix di equilibrismi vari, il Presidente Michel rivede ad un lievissimo rialzo l’ultima insufficiente proposta fatta e bocciata a Febbraio.

In sostanza, Michel propone un bilancio europeo per il 2021-2027 di 1.074 miliardi, meno di quanto propone la Commissione (1.100mld). La proposta all′1,07% è un compromesso tra l′1,09% avanzato a febbraio e la richiesta dei Paesi Frugali (Olanda, Danimarca, Austria e Svezia) all′1,05%. Senza contare che la proposta del Parlamento andava oltre i 1300 miliardi.

• Quasi un terzo dei fondi potrebbe essere  impegnato solo nel 2023. Ciò significa che i pagamenti effettivi verrebbero anche in un secondo momento. E fino all’estate del 2022, nessun paese avrebbe la certezza della propria assegnazione finale del RRF (Recovery Plan for Europe), assolutamente sbagliato  se vogliono iniziare a spendere presto.

• Continua l’occhio di riguardo verso i paesi del nord non eliminando gli sconti ai contributi sul bilancio per Danimarca, Germania, Olanda, Austria e Svezia. In più, in ossequio alle richieste dei frugali, Michel propone di anticipare il rimborso del debito comune che la Commissione accumulerà per creare il fondo di ripresa a partire dal 2026, due anni prima di quanto proposto da Ursula Von der Leyen. Punto critico che avevo sottolineato nel mio discorso di Mercoledì dove avevo chiesto di eliminare iniquità tra stati membri e non solo quelle fiscali.

• Gli Stati dovranno preoccuparsi di presentare piano di ricostruzione triennali, da sottoporre al vaglio della Commissione e del Consiglio europeo. Lo cito come punto critico perché in Italia dobbiamo prenderci le nostre responsabilità cominciando a programmare tutti insieme.

La strada è ancora in salita, l’intesa al consiglio è fondamentale e il passaggio ai parlamenti nazionali dovuti. Ci sono ancora troppi dubbi e troppe distanze. Il pieno sostegno va al Presidente Conte che oggi vedrà il Primo ministro Rutte e lunedi prossimo la Cancelliera Merkel e il Presidente Macron. L’estate è appena cominciata e si annuncia molto calda.



dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale:

FONTE : Ignazio Corrao