Rapporto ecomafie 2020. La legge 68 (ecoreati) funziona: 10419 persone denunciate, 3165 ordinanze di custodia cautelare.

Poco più di 5 anni sono passati dall’approvazione della legge 68/2015 (ecoreati), ma molti ancora chiedono discutono sui punti deboli di una legge che l’Italia attendeva da oltre 20 anni.

Il rapporto Ecomafia 2020 fotografa un impietoso aumento dei reati ambientali +23,1% nel 2019 rispetto all’anno precedente.

I numeri del 2019 di Legambiente accertano +6.511(34.648) reati, -5.335(29.769) persone denunciate, -960(9.112) sequestri e +36(288) arresti rispetto il 2018, con bei 34.648 reati ambientali ed una media di 4 reati ogni ora.

La composizione geografica dei reati vede nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria) il 44,4% delle infrazioni con 12.764 denunce, 86 arresti e 4.481 sequestri. Le famiglie mafiose coinvolte nell’ecomafia sono 371 e le amministrazioni comunali sciolte per condizionamento mafioso sono attualmente 29.

Il business potenziale dell’ecomafie è di 19,9 miliardi di euro, di cui 11,3 miliardi nel mercato illegale e 8,6 miliardi in investimento a rischio, suddiviso in:

  • 28,7% Animali e Piante protette;
  • 26,3% Gestione rifiuti speciali;
  • 20,3% Abusivismo edilizio;
  • 9,5% Inquinamento ambientale;
  • 6% Illegalità nel settore alimentare;
  • 5,7 Corruzione ambientale;
  • 3,5 Beni Culturali “Archemafia”.

Si parla, infatti, di un boom di illeciti nel ciclo del cemento (11.484) che superano quelli contestati nel ciclo dei rifiuti (9.527).

Incrementato, inoltre, i reati contro la fauna (8.088) e quelli connessi agli incendi boschivi con 3.916 che registrano secondo Legambiente il 92,5% in più rispetto al 2018.

A contrastare tali fenomeni ancora una volta la legge 68, unica arma contro i reati ambientali. 

Sono 3.753 i procedimenti penali dall’entrata in vigore della Legge, secondo i dati del Ministero della Giustizia, con 10.419 persone denunciate e 3.165 ordinanze di custodia.

Nel 2019 sono state condotte dalle Procure della Repubblica 894 inchiesta, (77 in più del 2018), con 2.228 persone denunciate(266 in meno), e 776 arresti(191 in meno) per le seguenti tipologie di reati: inquinamento ambientale(1.686), traffico organizzato di rifiuti(1.045), delitti colposi contro l’ambiente(298), omessa bonifica(206), impedimento al controllo(125) e traffico di materiale ad alta radioattività(25).

La sua applicazione da parte delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (dati Ispra-Snpa), ci dicono che i casi di prescrizioni in Emilia Romagna sono 310, in Lombardia 232 e nel Veneto 210. Le asseverazioni su prescrizioni di altri organismi di polizia giudiziaria in Lombardia sono 309, in Campania 158 e in Emilia Romagna 145.

La tipologia delle prescrizioni sono per il 36% per rifiuti, il 30% emissioni in atmosfera, 16% autorizzazioni integrate ambientali, 13% scarichi e il 5% per altro.

Da sola non basta. Essa rappresenta un valido strumento messo nelle mani delle forze dell’ordine de della magistratura, ma non bisogna mai abbassare la guardia soprattutto in momento come quello che stiamo attraversando dove le organizzazioni criminali sono  maggiormente attive.

A metà ottobre 2020 sono state 490 le inchieste chiuse dalle forze dell’ordine contro i trafficanti di rifiuti, che hanno visto attive 90 procure coinvolgendo 48 paesi esteri.

“Da 5 anni e mezzo è in vigore la Legge 68 (ecoreati). Ogni volta che mi hanno chiesto i punti deboli, ho sempre risposto: il parlamento avrebbe dovuta approvarla 20 anni fa!”. Così il deputato del M5S Salvatore Micillo e primo co-firmatario della legge sugli ecoreati che prosegue: “10.419 persone denunciate, 3.165 ordinanze di custodia cautelare. Questi i numeri del rapporto ecomafie 2020 presentato oggi da Legambiente, ancora una volta, si citano i risultati positivi di una legge che mi ha visto come primo co-firmatario nel 2015”. 

“Molti magistrati, forze dell’ordine e esperti nel settore – che ringrazio – continuano ad utilizzarla e a contrastare le ecomafie che sono ancora fortemente presenti nel nostro tessuto economico ambientale”. Così ha concluso il Deputato Micillo, componente della VIII commissione alla Camera dei Deputati.