Povero Sua Draghità.

Povero Sua Draghità. Gli impongono di parlare. Ma insomma, miscredenti cattivoni che non siete altro, lasciatelo stare in pace. Fate parlare i giornalisti leccaculo al suo posto. Lasciate che le linee del governo vengano spiegate dalle sontuose slinguazzate dei vari Giannini, Franco e compagnia salivante. Lasciate che si diffonda, in un mare di untuosa saliva, un rassicurante messaggio: siamo in buone, che dico buone, ottime, ma che dico ottime, straordinarie, ma che dico straordinarie, fantasmagoriche, trascendentali, megagalattiche, divine, mani.

E, poi, in tempi di pandemia non è meglio avere “untuosi” che untori? Chiaro che si. Volete il panico? Chiaro che no. Ergo meglio un articolo rassicurante di Franco che una conferenza stampa di Sua Confusionità. Meglio una bella apologia di Giannini, che una risposta di Sua Sparacazzasità. Un’altra conferenza stampa come l’ultima e tutti si renderanno conto che si sia dato l’incarico di Presidente del Consiglio ad un curriculum, punto. Quanto però quel curriculum sia, veramente, all’altezza del compito, visti i primi risultati, è tutto da verificare.

Con buona pace di Franco, Giannini e compagnia leccante, mi prendo l’accusa di lesa maestà ed affermo che, nella sua lunga carriera il Dott. Draghi tutta ‘sta prova di divinità non l’ha data. Prendo spunto da un ottimo post del mio amico Luigi Quartucci, nel quale afferma da ex bancario (come il sottoscritto, del resto, e condivido la sua affermazione al 100%) che la sua incursione nell’incarico di Direttore del Tesoro, ispirò una legge (per buona parte della legge fu lui l’estensore) in materia di finanza, nel 1998, che causò molti problemi e che il mio amico non esitò a definire “una tremenda cagata”.

Come Governatore di Bankitalia non è che abbia lasciato tutti sbalorditi, mentre da Presidente della BCE ha difeso l’Euro comprando titoli (cosa che avrebbe fatto qualunque laureando in economia) ma, qualche anno prima aveva lasciato massacrare la Grecia per salvare le banche tedesche.

La tragica e, per alcuni aspetti, grottesca conferenza stampa che ci occupa, ci ha restituito un’immagine del “divino Draghi” non solo umanizzata ma fortemente ridimensionata. “Non so che dire, fatemi voi le domande” con cui ha esordito; lo scivolone spaventoso sugli “psicologi di 35 che si vaccinano prima”; l’incredibile dichiarazione su Erdogan, definito “un dittatore” e poi (ancora peggio) “che ci serve”, consolidano un’idea di una persona fortemente sovrastimata e forse non all’altezza dell’incarico, al contrario di ciò che le super salivazioni giornalistiche ci hanno narrato fino ad ora. Insomma: gli psicologi di 35 anni a vaccinarsi ce li ha mandati lui (forse non sa quello che scrive o forse non legge quello che gli scrivono, ma lo firma ugualmente); il giudizio su Erdogan, se lo avesse detto il salumiere di Merano davanti ad un grappino al bar, avrebbe trovato molto consenso, ma detto da un Presidente del Consiglio in carica, davanti a centinaia di giornalisti produce (e produrrà) molti problemi al Paese, ma anche alle persone ed alle imprese che con la Turchia ci lavorano.

Se fosse capitato a Conte, apriti cielo. Non oso immaginare. Invece è capitato a lui e domani leggeremo la solita apologia a giornali riuniti. E questi sarebbero i migliori e gli “alti profili”, me cojoni, ci è andata di lusso. Ma si, fra Figliuolo, Curcio, ministri e sottosegretari che non sanno né leggere e né scrivere, analfabeti funzionali, ed un Premier che non sa quello che firma stiamo messi benissimo. Ad maiora

Oppure parafrasando (con una piccola modifica) il Che: “hasta la derrota siempre”, Presidente

Giancarlo Selmi