Pezzo dopo pezzo stanno smantellando tutto.

Gli avversari del M5S hanno fiutato bene: non c’è una guida autorevole in grado di contrastare il loro piano di distruzione. E incredibilmente sono quelli stessi del Movimento a dar loro una mano passando i giorni nell’inerzia più totale.

Se va avanti così, fra poco toglieranno prima il reddito di cittadinanza, poi anche i loro vestiti lasciandoli in mutande.
Questi sono i risultati di tre anni di logorio interno fra malpancisti, duropuristi, transfughi e dissidenti, che hanno sgretolato l’unità del M5S.

Se poi ci si mettono anche i vertici a dividere, a lanciare messaggi di disgregazione, a decidere di non decidere niente allungando irresponsabilmente i tempi sull’approvazione del piano di ristrutturazione che non decolla mai, dove si vuole arrivare? Si cincischia sul nome cui affidare il compito di realizzarlo, si mettono in dubbio le virtù di colui che già dimostrato di saper mettere in pratica i principi e i valori del Movimento, si creano malintesi, confusioni, incidenti di percorso, smarrimenti, si cammina all’indietro rischiando di arrivare al punto di non ritorno.

Gli altri partiti ci invidiano Conte perché ne conoscono bene lo spessore morale e giuridico, le capacità, le competenze, la trasparenza, la passione per la giustizia sociale, il carisma e l’onestà, elementi tutti assieme introvabili in qualunque altro politico oggi presente nel panorama italiano. E noi invece che facciamo? Lo insultiamo, lo trattiamo a pesci in faccia come l’ultimo degli inetti, lo ridimensioniamo a galoppino, a cameriere sciocco, umiliandolo.
È l’ultimo atto di una tragedia a sfondo surreale.

Milioni di elettori che hanno creduto nel cambiamento sono stati messi di fronte alla cruda realtà.

Carlo Capilupi