PAC e la Riforma in materia agroalimentare: il cibo di qualità è un diritto fondamentale.

In Italia le aziende che percorrono la strada della vendita diretta sono ad oggi circa 130 mila. Si tratta di una scelta coraggiosa e rivoluzionaria che rifiuta la Grande distribuzione organizzata e abbraccia l’idea di economia circolare e sostenibile, del cibo genuino e salubre.
Da un punto di visto politico, il tema di un’agricoltura e di un commercio alimentare sostenibile risulta di grande attualità, se sol si tiene conto di due questioni (tuttora aperte): i limiti della PAC (Politica agricola comune, il programma europeo di sussidi diretti all’agricoltura) e la riforma della normativa agroalimentare.

Per quanto riguarda la questione PAC, è stato osservato come lo strumento europeo abbisogni di aggiustamenti. Sarebbe opportuno recuperare gli obiettivi ispiratori della politica agricola comune, tra i quali lo sviluppo della biodiversità, la lotta alle tecniche di coltivazione altamente inquinanti, complicati dalle storture di un sistema che basando lo stanziamento dei sussidi sulla base della sola estensione del terreno, trascurando invece i criteri della quantità, qualità e capitale umano, ha rappresentato la principale fonte di arricchimento per la sola grande industria capace di allargare le proprie aree e ottenere sempre maggiori sussidi.

A causa di tale sistema, nell’arco di un decennio, l’Italia ha perso circa 600 mila aziende agricole. Il sistema PAC deve recuperare il suo interlocutore privilegiato, il contadino-venditore, l’unico capace di contrastare gli effetti negativi della grande distribuzione.
Per quanto riguarda la riforma della normativa agroalimentare, il D.D.L. 2427 “Nuove norme in materia di reati agroalimentari”, recante norme di contrasto ai fenomeni di illegalità che possono minare l’apparato produttivo e distributivo agroalimentare, è attualmente in Commissione al Senato.
Presentato nel marzo 2020 dagli allora ministri della Giustizia Alfonso Bonafede e delle Politiche agricole Teresa Bellanova, il D.D.L., la riforma tenta di armonizzazare una normativa disorganica e dispersiva, proponendo altresì l’introduzione di nuove misure tanto di carattere sanzionatorio, contenute in nuove fattispecie di reato come quello di agropirateria, quanto di natura preventiva e cioè afferenti all’organizzazione del controllo aziendale e alla strutturazione delle imprese.

La riforma permetterebbe la creazione di un sistema produttivo maggiormente tracciabile e trasparente, sottratto alla logica dell’arricchimento spregiudicato, e capace di restituire identità alimentare ai cittadini, per i quali il cibo di qualità è un diritto fondamentale. 



Di Azzurra Cancelleri:

FONTE : Azzurra Cancelleri

LINK: https://www.azzurracancelleri.it/pac-e-la-riforma-in-materia-agroalimentare-il-cibo-di-qualita-e-un-diritto-fondamentale/