Oggi il m5s vota. Oggi ci ritroviamo ancora una volta a compiere una scelta di responsabilità.

Oggi il m5s vota se dare o meno il proprio sostegno al governo Draghi che si appresta a formarsi.

Come già accaduto diverse altre volte, questo voto rappresenta un po’ un redde rationem per il movimento, scatenando l’ennesima occasione in cui tutto ciò che é stato lasciato in sospeso e irrisolto riemerge con forza destando rabbia, risentimento, disorientamento.
Il quesito al quale gli iscritti avrebbero dovuto da tempo rispondere sarebbe dovuto essere “qual è l’identità del m5s?”, perché a mio avviso è questo il nodo che, una volta sciolto, permetterebbe una discussione interna più matura.

E invece siamo ancora ben lontani dall’avere una risposta a tale interrogativo e ci ritroviamo a prendere una decisione così delicata per il nostro Paese in un periodo in cui ancora votiamo sulle modifiche dello statuto del m5s, in cui non abbiamo una guida, una organizzazione interna. E come da manuale, scattano i classici schieramenti dei “puri” contro i “poltronari” e chi vorrebbe argomentare in maniera più seria la propria posizione resta schiacciato dalla tifoseria.

Nel 2018 siamo stati chiamati a fare una scelta di campo: restare “movimentisti”, aspettando di raggiungere alle elezioni una percentuale tale da poter governare soli, oppure andare al
Governo, con tutti i rischi che ciò che avrebbe comportato per la tenuta di una forza politica ancora evidentemente non sufficientemente consolidata e strutturata al proprio interno per poter affrontare una sfida così importante.

Abbiamo allora deciso di accettare il governo con la lega, perché volevamo raccogliere la fiducia di milioni di cittadini e portare a casa dei risultati; abbiamo continuato a governare con il PD, Leu e IV con lo stesso spirito pragmatista, guardando al programma da realizzare e agli obiettivi da raggiungere.

Oggi ci ritroviamo ancora una volta a compiere una scelta di responsabilità, e personalmente penso che i “mai con” possiamo lasciarceli alle spalle, se non vogliamo cadere in una paradossale coerenza dell’incoerenza.

Ai cittadini credo che interessino ben poco i calcoli elettorali e gli interessi di partito: mai come oggi siamo chiamati a offrire soluzioni e risultati.
Abbiamo la possibilità di vigilare affinché non venga rimesso in discussione e distrutto quanto raggiunto finora, abbiamo la possibilità di contribuire a mettere in atto riforme che il nostro Paese attende da decenni, realizzare la riforma della giustizia civile, la digitalizzazione dell’amministrazione pubblica e soprattutto quella transizione energetica che abbiamo invocato per anni.

Abbiamo la possibilità di contribuire ad utilizzare al meglio i fondi del recovery fund, risultato del Governo Conte e vera occasione di ripartenza per il nostro Paese.
E alla luce di tutto questo, seguendo un ragionamento estremamente pragramatico, non credo che restando all’opposizione daremmo un bel messaggio ai cittadini.

Laura Ferrara