Non servono noiosi, prolissi ed accusatori quanto velleitari pipponi di qualche petulante ex.

Solo un bravo ed esperto mediatore, quale è Conte per sua cultura e deformazione professionale, può comprendere che, adesso, nella situazione creatasi e del tutto preventivata ( solo gli sciocchi possono credere davvero che non sarebbe accaduto ciò a cui stiamo assistendo ) in Afghanistan, l’unica mossa intelligente ed utile è quella di aprire un canale di dialogo con chi comanda, almeno temporaneamente, quel disgraziato Paese.

Ed è l’unica mossa, se condotta con sapienza ed abilità, capace di sventare alcune già evidenti problematiche che si presentano.

Se non si parla, dialoga, sfidando i talebani su un terreno che, per loro, può divenire molto scivoloso nonostante oggi agitino vessilli e la facciano da padroni, non si può aprire alcun corridoio umanitario e gestire con ordine quella che potrebbe trasformarsi a breve in una crisi umanitaria dagli esiti imprevedibili e che, parliamoci chiaro, saremo noi europei a beccarci dritti in faccia se non sapremo muoverci nel giusto modo, perchè gli States stanno dall’altra parte dell’Oceano e i profughi delle guerre messe in piedi e capitanate da loro per combattere il cosiddetto “Impero del Male” ce li abbiamo noi a due passi o poco più.

Inoltre, chiedere il coinvolgimento, all’interno della comunità internazionale, di Cina e Russia ( e con loro chi gli orbita intorno ) ponendole di fatto in un ruolo paritario serve proprio ad evitare di lasciare loro campo libero e piena autonomia d’azione che significherebbero, non serve un genio per capirlo, un sicuro e privilegiato rapporto con i talebani e con tutto ciò che l’Afghanistan, in termini economici e affaristici, rappresenta e potrebbe rappresentare in un futuro molto prossimo.

Un’altra cosa che le persone avvedute e capaci come Conte hanno già subodorato è la strumentalizzazione in atto dell’ondata di sdegno provocata da ciò che è accaduto: qualcuno la sta usando e la userà per dire al mondo, imbambolato davanti alla TV mentre guarda bambini, donne, spari, feriti e lunghi barboni neri che si mostrano tronfi a favor di telecamera, che finchè c’erano i soldati e la guerra, queste scene non c’erano, questo caos non esisteva e i talebani dovevano nascondersi come topi invece di uscire fuori indisturbati a fare i signori del vapore.

Perchè una parte, la solita, che è trasversale, potente e ben organizzata, vive di e sulla guerra permanente e se non riuscirà a ripristinare questa, che gli ha regalato vent’anni di straordinari profitti, ci proverà con l’Iran. Non resterà con le mani in mano, rinunciando alla sua preziosissima gallina dalle uova d’oro.
Per queste ragioni, il concetto di “dialogo”, che non significa vile resa o cinico affarismo a discapito del popolo afgano, lo esprime chi ha ben chiaro il quadro della situazione, le sue incognite, le sue insidie e il carico di complicazioni, potenzialmente devastanti, che si stanno prospettando sempre più concretamente.
Nessuno che ragioni come Conte pensa o ha mai pensato di fidarsi della parola dei talebani. Così come di quella degli altri.

In politica, soprattutto quando si tratta di situazioni delicate ed esplosive, non si va sulla fiducia nè ci si appella alla fiducia sulla parola.
E non servono noiosi, prolissi ed accusatori quanto velleitari pipponi di qualche petulante ex, anche di prestigiose istituzioni che, piaccia o meno, la loro parte la stanno svolgendo al meglio e guidate con lucida capacità da un ministro con i controcazzi.

E’ questo, oltre allo straordinario consenso “dal basso”, che ha sempre tormentato ( e continua a tormentare ) l’animo di chi è in politica per grazia ricevuta o perchè utile e fedele pedina dei padroni del vapore nostrani ( e non ): la chiarezza di visione e di azione in ogni situazione, anche la più inaspettata e drammatica ( pandemia docet ), dimostrata da Giuseppe Conte.

Nadia Riola