Non è amore per il rischio: è l’amore per la nostra terra e i nostri valori.

“Non mi sento un eroe, e mi dispiace ci sia tanto stupore per quel che ho fatto. Fa piacere, ovviamente, ricevere tanta stima, ma spiace non sia considerato più “normale”, diciamo.

“Come è cominciato? Una bottiglia incendiaria con un messaggio in pieno stile mafioso: “Trovati un amico buono, altrimenti ti facciamo saltare in aria”. È stato due anni fa, sono andato subito a denunciare, finora ne avevo solo parlato con mia moglie, neanche i nostri figli sapevano nulla. sono ancora troppo piccoli: ho una figlia di 15 anni e un ragazzo di 14”.

“Non era la prima volta. Semmai era l’ennesima: furti e minacce, nel tempo sono state tante. Poi nel 1998, quando ancora c’era mio padre Francesco, che fondò l’azienda, ricevetti una sera una telefonata. All’epoca abitavo ancora dai miei. Mi dissero al telefono che mi avrebbero fatto saltare in aria, se non gli avessi dato 100 milioni, all’epoca c’erano le lire. Pensai che fosse uno scherzo e chiusi la telefonata. Richiamarono e allora capii che non scherzavano. Parlai con mio padre, al quale dissi che sarei andato dai carabinieri a denunciare e lui mi rispose subito: Vengo con te”.

“Non è amore per il rischio: è l’amore per la nostra terra e i nostri valori. Per il nostro lavoro e il nostro sudore. Nostro e dei nostri dipendenti: 65 dipendenti fissi, più di una quarantina di stagionali, per il periodo di Natale e Pasqua. Il sudore non si ruba”.
Così Giuseppe Condorelli.

Solo applausi.

Andrea Scanzi