Noi nel campo progressista ed ecologista. Non indietreggiare sul proporzionale 

Intervista a Repubblica.it

“Siamo stati trasversali ma anche ambigui. Con Conte facciamo un salto nel futuro. E troviamo una collocazione chiara nel campo progressista. Da inserire anche in Statuto”. Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, legge con fiducia il nuovo corso di M5S. Ma avverte un ostacolo da superare nel rapporto con il Pd: “Noi restiamo convinti proporzionalisti e non credo che possiamo indietreggiare. I dem ora vogliono il maggioritario. Dobbiamo confrontarci sapendo che sarà dura trovare un punto di equilibrio”. Brescia respinge il sospetto diffuso che l’associazione di cui fa parte, Italia più 2050, sia una corrente che potrebbe trasformarsi in una lista: “Lo so che molti lo pensano e la diffidenza reciproca è uno dei limiti da superare nel Movimento. Ma noi vogliamo solo il bene dei 5Stelle”.

I 5S sono davanti a una rifondazione. Parola che si trascina dietro tante incognite.

“Il futuro tracciato da Conte mi convince. Credo in un Movimento strutturato e collocato in un campo progressista ed ecologista. E’ quello il nostro destino”.

Questa collocazione politica sarà inserita anche nello Statuto?

“Io spero di sì: chi si avvicina deve avere idee chiare sul soggetto politico che ha davanti. Deve finire l’era delle ambiguità: noi in questi anni abbiamo accolto, fianco a fianco, il sovranista e l’europeista convinto. Ora è il momento della chiarezza: siamo per un’Unione solidale, rispettosa dei popoli, ma siamo europeisti. Senza più fraintendimenti. Questo, assieme all’attenzione per il merito e l’etica politica, ci pone in uno spazio preciso”.

Sulla strada dell’intesa col Pd ci sono diverse insidie. Una è rappresentata dalla riforma elettorale.

“L’altro giorno ho partecipato a un convegno del club Ambrosetti assieme a Letta, che ha ribadito la sua posizione a favore del maggioritario. Ho chiesto un incontro a Conte su questo tema. Perché noi siamo stati storicamente proporzionalisti, e personalmente non credo si debba indietreggiare. In forza di questa convinzione dicemmo no all’Italicum, poi dichiarato incostituzionale, anche se ci avrebbe consegnato il Paese. Ricordo che c’è una proposta di legge che porta il mio nome che è una sintesi fatta anche con il Pd. I dem solo pochi mesi fa invitavano a sostenere il proporzionale, pena il no al referendum al taglio dei parlamentari. Per carità, si può cambiare idea anche in modo repentino ma è chiaro che servirà un confronto. E che sarà dura trovare un’intesa”.

C’è una certa distanza dal partito del “Vaffa”. Qual è stato l’errore più grande commesso?

“Non è stato il Vaffa, quello rappresenta un momento in cui c’era bisogno di una rottura. Ma c’è stata un’evoluzione, una crescita così veloce e difficile che ha portato errori di valutazione. L’apertura alla società civile, ad esempio, ha portato colleghi competenti ma abbiamo imbarcato pure tanta gente che ci ha lasciato presto per altri lidi”.

Avete sbagliato nel meccanismo di selezione dei candidati?

“Ho letto Lombardi e Cancelleri accennare a un futuro in cui i candidati non saranno più scelti tramite una piattaforma digitale. Io sono d’accordo. Mai più questo metodo: attraverso i clic viene penalizzata la capacità a favore di chi è più bravo a comunicare”.

Sembra un’altra pietra messa sopra Rousseau.

“Io penso che il M5s debba dotarsi di una piattaforma di proprietà, requisito fondamentale è la partecipazione attiva, digitale che resta un caposaldo. Ma questa piattaforma non può appartenere un terzo che esercita ingerenze sul piano politico. Ecco, la convivenza fra M5S e Rousseau è un errore da non ripetere. Anche in funzione di nuovi possibili forme di finanziamento”.

A cosa allude?

“Per accedere ai contributi del 2 per mille, come sembra si voglia fare, la legge prescrive anzitutto uno statuto fondato sulla democrazia interna. Ecco, forse dobbiamo giocoforza cambiare qualcosa…”.

Cercando nuove forme di finanziamento abdicate ad altri principi originari.

“Lasciamo perdere anche alcuni tabù che hanno bloccato la nostra azione politica. Le idee sono fondamentali in politica ma servono anche risorse per mantenere strutture, fare iniziative sul territorio”.

Intanto in qualche modo dovrete eleggere Conte capo politico.

“E un modo lo troveremo. Non faremo in tempo ad avere una piattaforma nostra ma ci sono tanti metodi più tradizionali, seppur sempre digitali, considerando anche la pandemia”.

Conte ha fatto capire di gradire poco il correntismo. Voi avete un’associazione con tanto di simbolo depositato…

“Guardi, è un momento catartico, dobbiamo mettere da parte le divisioni interne. Con uno scatto di maturità diventeremo una macchina potentissima. Io condivido in pieno il no alle correnti. Conte ha però detto che sarà importante confrontarsi con associazioni in forum permanenti, per favorire la cittadinanza attiva. E noi quello vogliamo, non puntiamo a fare correnti né liste. So che molti colleghi sospettano. Purtroppo un’altra tendenza negativa del Movimento è stata quella di non fidarsi gli uni degli altri. Ma io per primo ho sempre mostrato di anteporre il bene del Movimento al resto. Parliamoci chiaro: se avessi pensato in modo diverso me ne sarei andato al momento dell’alleanza con la Lega”.

Anche lei è alla seconda legislatura, pure sulla sua testa incombe il tetto dei due mandati. Tifa per una deroga?

“E’ una questione stucchevole: c’è una struttura da darsi, un partito da fare, un Paese da coinvolgere. Poi sono certo che si valorizzeranno esperienza e merito. Conte è uomo saggio…”

L’arrivo dell’avvocato alla guida dei 5S pare abbia rafforzato l’ipotesi del ritorno di alcuni “ribelli” che hanno lasciato il Movimento o ne sono stati espulsi.

“Non so nulla al riguardo ma credo che la disciplina di partito debba avere un valore. Sostenendo Draghi dentro una larga coalizione abbiamo assunto una decisione drammatica e importante: dai territori sono arrivate parole pesanti per tutti noi. Sarebbe un controsenso riammettere persone che sono andate su posizioni diverse, anche se fra loro ci sono amici carissimi”.



Di Giuseppe Brescia | Deputato del Movimento Cinque Stelle, Presidente della Commissione Affari Costituzionali:

FONTE : Giuseppe Brescia | Deputato del Movimento Cinque Stelle, Presidente della Commissione Affari Costituzionali