Nelle reti idriche siciliane, non scorrono i liquidi, ma il liquido.

Se è vero che la civiltà di un popolo si misura in funzione dei servizi sociali che riesce a rendere e tra questi al primo posto il servizio idrico, possiamo affermare senza tema di smentite che la civiltà del popolo siciliano è ancora ferma all’età della pietra. La provincia di Agrigento, sullo specifico problema, detiene il triste primato anche in tempi di emergenza covid. Ci vuole senz’altro grande abilità politica e amministrativa per riuscire a conciliare le ferree linee guida sanitarie che suggeriscono di lavarsi spesso le mani e l’approvvigionamento idrico che non c’è.

I sindaci si preoccupano più della forma giuridica da attribuire al soggetto che dovrà gestire il servizio idrico che dell’erogazione del servizio stesso. Poco importa se manca l’acqua, l’importante che non manchi la poltrona. Tutti paladini, nessuno escluso, dell’acqua pubblica durante le campagne elettorali. Sono tutti d’accordo prima del voto, stranamente, dopo, sono tutti d’accordo sull’esatto contrario. I Sindaci dimostrano grande abilità nel trovare, dietro salatissime consulenze, cavilli giuridici per mantenere salde le rendite di posizione; incapaci di vedere le diuturne violazioni contrattuali e regolamentari.

Eppure è scritto abbastanza chiaro che il gestore, pubblico o privato, deve garantire all’utente una fornitura minima giornaliera, pena la sanzione massima della rescissione del contratto. Disposizioni violate che trovano puntuale giustificazione nell’imprevedibile guasto della condotta. A ben vedere non è poi tanto imprevedibile se accade con eccessiva frequenza. E un po’ come la legge 241/1990, la c.d. legge sulla trasparenza, che impone alla P.A. di dare tempi certi sulla conclusione dei procedimenti che puntualmente sono elusi. Come può la P.A. pretendere dal cittadino il rispetto delle regole, quando essa stessa è la prima a violarle?

Su tutte le emergenze, i nostri amministratori si preoccupano, non badando a spese, di dotarsi di piani “B”, mentre per l’emergenza idrica non esiste neppure il piano “A”. E’ una vergogna! E dire che tutti i comuni sono dotati di pozzi e sorgive (piano “B”) che potrebbero alleggerire le sofferenze; tali risorse ufficialmente non esistono, forse per favorire in tempo di emergenza sanitaria la c.d. economia sommersa? Tutti sanno, nessuno vede, vale la regola dell’arrangiarsi. E’ triste constatare che nelle reti idriche siciliane, soprattutto quelle agrigentine, non scorrono i liquidi, ma il liquido.Qualche lettera di protesta per guadagnare visibilità e la coscienza dei sindaci è a posto.

L’Italia necessita di essere rivoltata come un calzino. Forse sarà la mancanza di acqua che impedisce di rivoltare il calzino ormai puzzolente? Forse il vero problema della Sicilia, per dirla con Johnny Stecchino, è il traffico?

(testo scritto da Armando Caltagirone)




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