Mario Draghi mostra già le prime crepe.

Pochi giorni di lavoro e Mario Draghi (l’artista precedentemente noto come Il Padreterno) mostra già le prime crepe. Sorvolo sull’uso scadente dei social media per evidente ignoranza del mezzo (d’altra parte non è che uno debba sapere tutto e pretendere di fissare standard anche in campi che non conosce). Ci tornerò più avanti.
Un capo di governo che inizia copiando anche intere parti del suo discorso per ottenere la fiducia come lo vedete? Peraltro parti di matrice economica, quella che dovrebbe conoscere meglio.
Se ne è accorto il giornalista Carlo Clericetti, di Repubblica, parlandone su un blog. E il suo stesso giornale, curiosamente, non ha praticamente dato spazio alla notizia.
Il discorso di Draghi ha attinto a piene mani da un editoriale del 30 giugno scorso sul Corsera, a firma dell’economista Francesco Giavazzi.
Ecco qualche passaggio esemplificativo:

Giavazzi il 30 giugno sul Corriere: “Questa osservazione ha due conseguenze. Innanzitutto non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta”.
Draghi mercoledì 17 febbraio in Senato: “Non bisogna dimenticare che il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all’altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta”.
Giavazzi il 30 giugno sul Corriere: “La seconda lezione è che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, persone che conoscono bene che cosa può accadere se si cambia un’imposta”.
Draghi mercoledì 17 febbraio in Senato: “Inoltre, le esperienze di altri Paesi insegnano che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un’imposta”.
Giavazzi il 30 giugno sul Corriere: “La Danimarca, nel 2008, nominò una Commissione di esperti in materia fiscale. La Commissione incontrò i partiti politici e le parti sociali e dopo un anno presentò la sua relazione al Parlamento in una seduta trasmessa in diretta tv. Il progetto della Commissione prevedeva un taglio significativo della pressione fiscale pari a 2 punti di Pil. L’aliquota marginale massima dell’imposta sul reddito veniva ridotta di 5,5 punti percentuali, mentre la soglia di esenzione veniva alzata”.
Draghi mercoledì 17 febbraio in Senato: “Ad esempio la Danimarca, nel 2008, nominò una Commissione di esperti in materia fiscale. La Commissione incontrò i partiti politici e le parti sociali e solo dopo presentò la sua relazione al Parlamento. Il progetto prevedeva un taglio della pressione fiscale pari a 2 punti di Pil. L’aliquota marginale massima dell’imposta sul reddito veniva ridotta, mentre la soglia di esenzione veniva alzata”.
Giavazzi il 30 giugno sul Corriere: “Un metodo simile fu seguito in Italia all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso quando il governo affidò a una commissione di esperti, fra i quali Bruno Visentini e Cesare Cosciani, il compito di ridisegnare il nostro sistema tributario, che non era stato più modificato dai tempi della riforma Vanoni del 1951. Si deve a quella commissione l’introduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e del sostituto d’imposta per i redditi da lavoro dipendente. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della politica di bilancio”.
Draghi mercoledì 17 febbraio in Senato: “Un metodo simile fu seguito in Italia all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso quando il governo affidò a una commissione di esperti, fra i quali Bruno Visentini e Cesare Cosciani, il compito di ridisegnare il nostro sistema tributario, che non era stato più modificato dai tempi della riforma Vanoni del 1951. Si deve a quella commissione l’introduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e del sostituto d’imposta per i redditi da lavoro dipendente. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della politica di bilancio”.

A quelli che vorrebbero minimizzare la cosa dicendo bonariamente che è colpa di uno “staff un po’ debole” rispondo “parlateci ancora di Casalino”.
Ricordatevelo: se il Re è nudo, non potete raccontarla a lungo e a tutti.
Dite quello che volete, ma fino a poco tempo fa per una cosa del genere avremmo tranquillamente parlato di incompetenza e approssimazione.
Dite quello che volete, ma questa è una cialtronata.

Gianluca Riccio