Ma dove cazzo é Dibba?

Forse si sta solo scaldando in vista delle elezioni europee, forse ha altro da fare, forse ha perso interesse per la sporca politica. O forse qualcuno gli ha tappato la bocca. Sarebbe bello saperlo. E forse pure un diritto per i milioni di cittadini che hanno votato Movimento 5 Stelle ascoltando le parole di Alessandro Di Battista sulle piazze di tutta Italia. Se il Movimento ha un volto e una voce, dopo quella di Beppe è certamente la sua. È in assoluto il comunicatore migliore sul palco e non è certamente un dettaglio in politica. La vittoria del 4 marzo si deve in gran parte a lui. Uno dei momenti più potenti della campagna elettorale è stato quando Alessandro ha letto la sentenza Dell’Utri davanti alla casa di Berlusconi ad Arcore e senza nemmeno essere candidato. Da vero moschettiere. Attributi, nessun pelo sulla lingua e disinteresse che sconfina nel sacrificio per gli altri. Il Movimento gli deve molto. Eravamo rimasti che tornava dall’America Latina per dare una mano per le europee, eravamo rimasti a qualche ospitata di lusso e al viaggio in macchina a Strasburgo con Di Maio, eravamo rimasti alla sacrosanta battaglia contro il neocolonialismo francese, eravamo rimasti a qualcuno che finalmente alzava la voce contro Salvini. Poi le sconfitte regionali, poi più nulla. Buio. Forse qualcuno ha dato la colpa a lui delle sconfitte? E chi? E perché? Non è affatto piacevole che si debbano fare delle ipotesi, ma in assenza di informazioni, il cittadino non ha scelta. Prima c’era, poi è sparito, le europee sono tra due mesi … Forse Di Battista dà fastidio a qualcuno? E a chi? E perché? Dà fastidio a quello stronzetto di Salvini che non vuole rivali sulla scena? E cioè deciderebbe la Lega chi ha diritto di parola mentre loro volano e il Movimento sprofonda? Sarebbe incredibile. Oppure Di Battista dà fastidio al torpore istituzionale, magari a quello di Fico e al filone del perbenismo burocratico pentastellato che a furia di protocolli, etichette e banalità precotte sta facendo scappare a gambe levate milioni di elettori che credevano nel cambiamento radicale. Oppure chissà, Dibba potrebbe dar fastidio ancora più in alto, tipo alla mitezza di Conte preoccupato di non alterare gli equilibri di governo. Oppure addirittura più su, alla quiete d’oltretomba di Mattarella che preoccupato dal vento populista che soffia oltralpe non vuole in giro una specie di gilet giallo senza neanche uno scranno. O forse Dibba dà fastidio a Luigi e ai ministri 5 stelle che preferiscono un profilo più basso e rasserenante, un profilo più consono alle responsabilità che incombono sulle loro prestigiose cariche, un profilo più freddo e manageriale convinti che il crollo di consensi passerà da solo a furia di sfornare risultati e non serva riconquistare i cuori di quei milioni di consensi che mancano agli appelli sondaggistici. Chissà, da fuori è impossibile capire. Di certo però, senza Alessandro Di Battista o meglio senza i suoi toni schietti, senza il suo coraggio, senza i suoi temi che vanno oltre le beghe parlamentari, il Movimento non è più lo stesso. Perde il suo spirito ribelle, perde il suo sguardo oltre questo governo, perde la sua natura guerriera per assomigliare sempre più ad un partito “normalizzato” dal potere. Magari meglio degli altri, ma sempre un partito. Chissà, forse sono tutte illazioni e presto riapparirà. Di certo, mai come in questo periodo di crollo verticale dei consensi, si sente un dannato bisogno di Alessandro Di Battista. E chi crede nel Movimento avrebbe tutto il diritto di sapere dove cazzo è finito.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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