L’incontenibile leggerezza del bomba

Chissà cosa avrà pensato Matteo, trovando un numero a sette cifre nella sua dichiarazione dei redditi e conseguenti saldi a sette cifre nei suoi conti correnti.

La dimostrazione aritmetica che lui, chiamato da bambino “bomba” per la predisposizione a fare saltare tutto se non lo avessero lasciato vincere in qualunque gioco (da uno-due-tre stella, allo sputo più lungo), fosse un predestinato, un vincente e che ce l’aveva fatta.

E che fosse un predestinato lo aveva già dimostrato. Pare ieri che, in uno studio televisivo, al cospetto di Mike Bongiorno, indovinò frasi con il misero aiuto di poche vocali e consonanti. Riuscì a vincere contro il campione in carica e, cosa più importante, seppe far diventare una normalissima vacanza in Croazia (a Spalato, con gli scout, ad anni luce dalle zone di guerra), in un’avventura alla Indiana Jones e in una operazione umanitaria senza precedenti.

Disse – testuale – “abbiamo cercato di vivere con dei ragazzi che vengono da zone devastate dalla guerra”. Uno sforzo immane, rischi spaventosi. “Cercare di vivere” con ragazzi, peraltro provenienti da aree di guerra, è senza dubbio peggio e più pericoloso che “cercare di vivere” con lo squartatore dello Yorkshire in giorni in cui è eccitato. O, meglio ancora, con lui stesso (come dimostrerà più tardi). Perbacco, talento vero. Vincere e dire menzogne travestite da verità. La prima dimostrazione di ciò che sarebbe diventato.

In quei tempi ancora non aveva capito quale carriera intraprendere. Voleva fare l’arbitro di calcio (immaginarlo nel ruolo di arbitro è pericoloso. Le risate, se non controllate, possono uccidere). Meno male per il calcio che abbia desistito. Con la sua proverbiale onestà, i nove scudetti di fila li avrebbe vinti la Rignanese. Anche se i conti con saldi a sette cifre li avrebbe raggiunti lo stesso. Avrebbe venduto il fischietto insieme a parti poco nominabili del suo corpo, al migliore offerente. E, poi, un rigore lì, un’espulsione là e vai Matteo.

Però si accorse subito (o qualcun altro si accorse al suo posto) che l’arbitraggio non facesse per lui e, invece di darsi all’ippica (come spesso si dice nel mondo del calcio e, ahinoi, lui non fece) capì che il suo futuro fosse la politica…
Fine della prima puntata

To be continued…

Giancarlo Selmi