L’IMMACOLATA ACQUISIZIONE

Nel silenzio più o meno generale, alcuni giorni fa, sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna di Alessandro Profumo, ex-Presidente di Monte dei Paschi di Siena. Profumo è stato condannato, in I grado, a 6 anni di reclusione per aggiotaggio e false comunicazioni ai soci della banca. Profumo, nonostante fosse sotto-processo, è stato confermato dal governo precedente (con il grave avallo del Movimento 5 Stelle) alla guida di Leonardo, l’ex-Finmeccanica, una delle più importanti aziende al mondo che operano nei settori della sicurezza e della difesa.

Profumo, ovviamente, ha diritto di difendersi e, come tutti i cittadini, è innocente fino all’eventuale condanna definitiva. Ma è opportuno che guidi ancora una delle più importanti società partecipate d’Italia? Possibile che anche coloro che un tempo si indignavano oggi preferiscano tacere?

Secondo i giudici gli ex-vertici di MPS (tra i quali Profumo) erano “pienamente consapevoli” degli errori sui derivati e sul loro operato “è ravvisabile un’intenzione d’inganno” con l’obiettivo di fare profitti.

Profumo si è difeso sostenendo di aver salvato MPS in un momento in cui “il quadro macroeconomico era difficilissimo, per la crisi del rischio Italia, e la situazione della banca disperata”.

Il modo in cui è stata spolpata MPS è forse una delle cose più vomitevoli degli ultimi 30 anni. Prestiti garantiti a politici e familiari, operazioni scellerate, reati su reati. Tutto fatto con una leggerezza indegna. Tanto, politici e manager sapevano che prima o poi ci avrebbe pensato pantalone, ovvero i cittadini con le loro tasse, a coprire i buchi.

Oggi che molti imprenditori soffrono e non hanno accesso al credito e, alcuni di loro, purtroppo, si rivolgono agli strozzini, è bene ricordare quel che è stato fatto dai dirigenti di MPS (molti legati a doppio filo al PD ma anche alla destra) negli anni 2000.

Quando Profumo, che si sarebbe già dovuto dimettere da Leonardo, sostiene che la situazione delle banca, quando lui divenne Presidente, era disperata, dice una cosa sacrosanta. Era disperata per una gestione indegna fatta da chi c’era prima di lui e disperata anche in virtù di un’operazione senza senso: l’acquisto di Banca Antonveneta ad un prezzo folle.

Sappiano i cittadini che pensano che molti giornalisti tali siano ignorando invece che altro non sono che agiografi di Draghi – ovvero narratori delle gesta del Santo – che l’Immacolato, ai tempi in cui guidava Bankitalia, avallò quell’operazione. L’acquisizione di Antonveneta, principio di molti disastri di MPS, e quindi di denari pubblici buttati nel cesso, venne autorizzata da Mario Draghi, alias, l’infallibile.

Alessandro Di Battista