Libia, USA, Russia e Difesa Europea: la mia intervista a La Verità

Di Angelo Tofalo Movimento 5 Stelle:

Ecco la mia intervista di oggi a La Verità su Libia, industriaDifesa e altro:


Angelo Tofalo, sottosegretario alla Difesa e deputato del MoVimento 5 Stelle, come giudica la conferenza per la Libia di Palermo?

«I rapporti dell’Italia con la Libia hanno sempre poggiato sul rispetto delle differenti identità nazionali e sulla valorizzazione delle rispettive peculiarità sociali ed economiche.

Negli ultimi anni la politica italiana ha bruciato lo storico vantaggio diplomatico con i libici avallando scelte scellerate di Paesi terzi che hanno purtroppo deciso di giocare la carta dell’offensiva militare.

L’ex presidente statunitense Barack Obama valutò in quel frangente di dare fiducia a chi propose con troppa disinvoltura perverse soluzioni belliche salvo poi pentirsi, a distanza di pochi mesi, prendendo atto che l’instabilità che ne conseguì aveva minato la sicurezza globale.

La Libia oggi, grazie al lavoro incessante del premier Giuseppe Conte e di tutto il governo italiano, sta apprezzando nuovamente il nostro approccio diplomatico franco e rispettoso.

Stiamo costruendo con grande impegno un nuovo rapporto basato sulla fiducia».

Quale si aspetta sarà la road map verso le elezioni libiche?

«Le modalità con cui si arriverà al voto elezioni libiche dovranno essere dettate dai principali riferimenti politici del Paese. L’Italia deve soltanto favorire il dialogo e stimolare scelte condivise tra i diversi interlocutori rispettando la sovranità del popolo libico. Dopo essere stata vittima di una brutta pagina di storia la Libia ha il diritto e il dovere di risollevarsi».

E come giudica la conferenza in ottica italiana sul palcoscenico internazionale anche rispetto alla Francia?

«Dopo aver dettato la linea con scelte rivelatesi fallimentari oggi la Francia è consapevole che il metodo che stiamo mettendo in atto è l’unico possibile. Siamo passati da un governo che ha subito le loro decisioni a un approccio che li ha resi follower. Lo dimostra il goffo tentativo di depotenziare la conferenza di Palermo con un salto in avanti nei giorni precedenti. Se il presidente francese Emmanuel Macron vuole dialogare alla pari sul dossier libico siamo disponibili a ricercare soluzioni condivise ma l’Italia non permetterà più passi in avanti che minino la solidità dell’Europa e gli equilibri internazionali».

Come si inserisce l’Italia tra Usa e Russia in Libia?

«I rapporti che stiamo stringendo con gli Stati Uniti e la Russia sono sotto gli occhi di tutti.

Pensare di poter contare nello scacchiere internazionale senza coltivare e consolidare questi due differenti assi sarebbe da ingenui.

Non abbiamo mai messo in dubbio la stretta collaborazione con gli alleati ma con grande trasparenza ci siamo posti in modo critico rispetto alle sanzioni intese come soluzione delle controversie internazionali.

La solidità del rapporto tra il premier Conte e Donald J. Trump si evince anche da segnali di apertura come la proroga per l’acquisto di greggio iraniano».

Le Iene hanno realizzato diversi servizi sui sequestri e le difficoltà dei pescatori italiani in acque internazionali che la Libia considera invece di sua competenza.

Il ministero della Difesa come si sta muovendo? Se n’è parlato a Palermo?

«La mission primaria è avere una Libia forte con un interlocutore istituzionale capace di garantire rapporti solidi con gli altri Paesi.

Per tutelare in modo serio la sicurezza dei nostri pescatori dobbiamo avere un interlocutore riconosciuto dal proprio popolo e dalla comunità internazionale».

Che ruolo potrà avere l’hub Nato di Napoli, inaugurato un anno fa, in ottica nordafricana e mediorientale?

«L’hub di Napoli è il frutto del lavoro di sensibilizzazione che l’Italia ha messo in atto verso gli altri Paesi.

Abbiamo denunciato con forza l’impossibilità da parte dell’Italia di sostenere da sola gli effetti delle politiche attuate da altre nazioni, anche europee, negli ultimi anni.

Attraverso questo nuovo snodo riusciremo a condividere con i nostri partner le responsabilità che ci troviamo ad affrontare ogni giorno nel Mediterraneo.

Questo nuovo centro di osservazione condiviso ci aiuterà a elevare un problema che si voleva erroneamente associare a due Paesi, l’Italia e la Libia, alla sua dimensione più naturale, europea e africana».

Lei un mese fa definì «irresponsabile» l’eventuale interruzione del programma F-35. Ci sono sviluppi?

«Serve una soluzione che eviti di gravare sulle finanze pubbliche in un momento di forte crisi e allo stesso tempo garantisca la piena capacità operativa nella difesa dello spazio aereo.

Il programma F-35 ci vede impegnati già dal 1998 come partner di secondo livello, con tutte le limitazioni che ne derivano, in un percorso che ha portato solo nel 2015 alla costruzione di un primo velivolo operativo.

Il taglio meramente numerico dei velivoli tanto pubblicizzato dalla politica in questi anni non ha portato a un reale risparmio per le tasche degli italiani.

In passato sono stati commessi errori?

Una politica responsabile non avrebbe investito su una tecnologia di cui non siamo consapevoli, d’altro canto sarebbe stato impossibile da soli aspirare a lavorare su quella dimensione tecnologica.

Ma non possiamo rispondere all’irresponsabilità di chi tagliava a caso per guadagnare qualche voto con il rischio di compromettere le capacità operative del nostro Paese interrompendo il programma in modo brusco senza un piano B.

La delega ricevuta dal ministro sul programma F-35 mi ha permesso di accedere a documentazioni delicate, richiedo briefing e incontri con chi nella Difesa ne gestisce gli aspetti tecnici e amministrativi.

Ho visitato le strutture di produzione e osservato il lavoro di centinaia di impiegati che sono diventati parte integrante di una filiera produttiva di grande complessità tecnologica.

L’Aeronautica, la Marina, le aziende del settore, gli ingegneri e le maestranze altamente specializzate del nostro Paese hanno tirato su l’unico polo tecnologico europeo che può garantire determinati standard di produzione, riparazione e sperimentazione.

Il governo vuole rimodulare la spesa militare tagliando le cose inutili e gli sprechi della Difesa, per questo nei prossimi mesi incontrerò i nostri partner».

In un mondo in cui la questione militare, anche sotto gli aspetti di innovazione cibernetica, è faccenda a due tra Usa e Cina, come si inserisce l’Italia?

«L’Italia paga il prezzo di un gap tecnologico con i principali attori internazionali che è frutto di un rilevante ritardo nella responsabilizzazione in campo cibernetico del Sistema Paese e delle scarse risorse investite nel tempo.

Competere alla pari con le grandi potenze non è possibile ma costruire un Paese più sicuro è un dovere.

La presidenza del Consiglio sta lavorando in questa direzione attraverso progetti in cui si vuole favorire un sano dialogo tra l’amministrazione pubblica, le aziende e il mondo accademico.

Anche nel comparto Difesa stiamo pensando a una riorganizzazione che abbia come obiettivi primari una attenta armonizzazione delle competenze, la costruzione di un protocollo unico in ottica di una più stringente cooperazione interforze, la costruzione di percorsi formativi altamente specializzati e carriere più coerenti per i militari impegnati in operazioni cibernetiche e un cambio di paradigma nel rapporto con le aziende nazionali ed internazionali di settore che si basi su un incontro più efficace tra le necessità della Difesa e le capacità sviluppate dagli interlocutori privati».

E la Cooperazione strutturata permanente dell’Unione europea?

«Nell’ultimo Consiglio supremo di Difesa è stato ribadito l’impegno nell’ambito della Cooperazione strutturata permanente europea (Pesco), per la quale il nostro Paese ha assunto il coordinamento di alcuni dei principali programmi. Tra questi, proprio l’Hub strategico meridionale della Nato a Napoli con cui l’Italia intende confermare il suo ruolo guida sul “fianco Sud”».

Che ruolo può avere l’Italia nella difesa europea e che ruolo la difesa europea può avere per l’Italia?

«Una snella, funzionale e armoniosa Difesa europea potrebbe essere la stella polare sulla quale far ripartire il sano originario motore europeista.

Il punto di partenza potrebbe essere proprio la costruzione di una industria europea della Difesa, cosa che potrebbe generare effetti migliori di quelli generati dalla moneta unica, e quindi da lì pensare alla strutturazione di una Difesa comune.

L’Italia deve avere un ruolo da protagonista nella realizzazione di progettualità nell’ambito dei nuovi fondi stanziati per favorire la cooperazione tra i paesi membri, agevolando rapporti e mettendo le basi per la Comunità europea che verrà».

Nella manovra sono previsti tagli alla Difesa per mezzo miliardo. Si può rispondere alle nuove sfide della sicurezza tagliando i fondi?

«Abbiamo ereditato una situazione disastrosa della gestione dei conti pubblici e per consentire la realizzazione di un programma di governo tanto ambizioso quanto necessario ogni ministero ha dovuto fare la sua parte.

I programmi che fanno capo alla Difesa sono molteplici e li stiamo analizzando tutti.

Nei prossimi mesi proporremo un progetto organico che evidenzierà in quali settori abbiamo valutato di dover investire le scarse risorse disponibili e quali voci di spesa tagliare perché in contrasto con la nostra idea di sviluppo del comparto Difesa».

Lei parla spesso di cyber sicurezza. Quali sono le sfide per il nostro Paese?

«Dobbiamo lavorare sulle tre dimensioni dell’azione umana: cittadino, azienda e Stato.

Il singolo deve essere stimolato sin da bambino, attraverso un percorso formativo, a comprendere i rischi dell’utilizzo della tecnologia.

Lo Stato deve innalzare gli standard di sicurezza dei servizi che garantisce ai singoli e coordinare le aziende nella ricerca di soluzioni che sposino le capacità necessarie a rendere l’intero Sistema Paese più sicuro.

Fondamentale sarà stimolare lo sviluppo di una tecnologia nazionale».

Ci spiega in parole semplici che cos’è l’intelligence collettiva e qual è il ruolo della blockchain in questo particolare ambito?

«Intelligence collettiva è un luogo di condivisione che ho creato in questi anni per dialogare con tutti gli studiosi, i tecnici, i politici, gli appassionati e gli stakeholder del sistema informativo italiano e del mondo della sicurezza. In pochi anni siamo riusciti a costruire una comunità che dialoga di temi strategici come i servizi di intelligence, la cybersecurity, l’innovazione tecnologica (la blockchain ne è un esempio), la sicurezza e la Difesa e l’interesse nazionale».



FONTE : Angelo Tofalo Movimento 5 Stelle