L’Europa ospita 6 dei 10 principali paradisi fiscali del mondo

Secondo Draghi, se l’Italia dovesse fallire con il Recovery Plan non sarà più possibile convincere l’UE a realizzare una politica fiscale comune.

Una semplice constatazione: perché un’Unione sia veramente tale, essa deve presentarsi coesa ed omogenea, capace di vivere le diversità non come motivi di implosione interna, ma come fattori di arricchimento della comunità tutta. Bene, senza voler esigere che, con una sola politica monetaria, si debba avere una medesima fiscalità, almeno combattere i paesi che fanno dumping fiscale all’interno dell’Unione stessa è blasfemia?

Non credo, penso piuttosto che non si debba attendere altro tempo a portare a Bruxelles determinate battaglie: paradisi fiscali e concorrenza sleale fra Stati non possono essere ammessi!

Presidente Draghi, ci ascolti per favore: dobbiamo onorare i nostri doveri certamente, ma come cittadini, non come sudditi indebitati.

Nicola Morra

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Oltre la metà dei più grandi paradisi fiscali del mondo ha sede in Europa. La rivelazione arriva dai dati presentati in un nuovo studio intitolato “The Missing Profits of Nations” in cui tre economisti hanno compilato un elenco di paradisi fiscali. Secondo i ricercatori, il 92% degli utili dirottati a fini fiscali finisce in soli 11 paradisi fiscali, di cui sei europei.

Nonostante l’indignazione globale suscitata sia dai Panama Papers che dai Paradise Papers, e una successiva campagna di “lista nera” da parte dell’UE per contrastare l’elusione fiscale delle società, sembra che la pratica delle multinazionali che nascondono i loro soldi nei paradisi fiscali sia più forte che mai. Lo studio mostra che solo 11 giurisdizioni assorbono circa 532 miliardi di euro di profitti, poiché le aziende continuano a sfruttare le scappatoie legali per spostare i profitti lontano dai regimi fiscali nazionali.

Per alcuni, la definizione di paradiso fiscale è un paradiso fiscale “puro”; un paese o una regione in cui non viene pagata alcuna tassa, che si tratti di finanza aziendale, personale o di altro tipo, ad es. le Isole Cayman. Tuttavia, con un ambito più ampio, tale definizione può includere paesi come Irlanda, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svizzera e Belgio, che hanno tutti aliquote di imposta sulle società effettive relativamente basse.

Il principale colpevole è l’Irlanda, dove vengono diretti 91 miliardi di euro di fondi internazionali, equivalenti a oltre la metà dei profitti locali generati organicamente dal paese. Dopo un periodo di crisi, quando l’Irlanda è stata colpita dai requisiti punitivi di rimborso del debito da parte dell’UE in modo simile alla Grecia, la nazione ha intensificato i suoi sforzi per rendersi attraente come paradiso fiscale. Di conseguenza, l’Irlanda riceve la quota maggiore di profitti spostati, con un’aliquota fiscale di appena il 4%.

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