Lettera aperta ai sindacati

Lettera pubblicata oggi su Il Messaggero.

Gentile Direttore,

viviamo tempi difficili, che si caratterizzano per le continue tensioni in molteplici ambiti, in maniera spesso trasversale e complessa. Frizioni tra i livelli istituzionali e tra i segmenti della società nonché tra il mondo privato e quello pubblico.

Da quando è stato annunciato lo sciopero previsto per il 9 dicembre non nascondo che le giornate non sono trascorse senza un focus, uno scambio di messaggi, call e dossier sul tema. Molte sono le sollecitazioni che giungono, in particolare da una certa parte del mondo politico, paradossalmente persino di più che dalle stesse organizzazioni sindacali. Buona parte dell’opinione pubblica e molte delle categorie economiche hanno commentato negativamente l’annuncio sindacale, considerando talune rivendicazioni poco congrue alla luce del momento particolarmente drammatico che stiamo vivendo. Certi altri, poi, nel modo tipicamente irresponsabile che ne contraddistingue l’azione, provano a divaricare questa crepa prodottasi tra il mondo privato e quello pubblico cercando di rilanciare l’immagine di un corpaccione pubblico fannullone, pretenzioso, negligente e ingiustamente tutelato dalle istituzioni.

Credo, anche per questo motivo, che sia opportuno definire un paio di aspetti e offrire ai lavoratori e alla opinione pubblica, e perché no anche alle stesse organizzazioni sindacali, una prospettiva meno miope, non divisiva, e certamente meno suggestiva dell’immaginario belligerante dello scontro testa a testa, che pure sa affascinare la pancia del Paese.

In primo luogo va dato atto alle stesse organizzazioni sindacali, ivi comprese quelle che non hanno aderito all’annuncio di sciopero, che l’aspetto finanziario è solo uno degli aspetti cui si deve prestare attenzione. E agli stessi va riconosciuta la capacità di poter comprendere che, almeno in questa fase, nuove ingenti risorse per la contrattazione non potranno essere garantite.

Ritengo però che si debba fare di più per le fasce più basse e pertanto sarebbe importante stabilizzare quella misura del tutto temporale e provvisoria che venne introdotta nella tornata 2016-2018 al fine di meglio equiparare l’incremento contrattuale tra chi gode di salari più alti e chi no. L’elemento perequativo, infatti, è stato prorogato nel 2018 in attesa che si definisse il nuovo contratto 2019-2021, sarebbe quindi destinato a essere superato ma in considerazione della sua valenza perequatrice credo rappresenti una misura da rendere strutturale.

Penso, inoltre, che i tempi siano ormai maturi per guardare al futuro del lavoro pubblico con coraggio e con un approccio innovativo. Il lavoro agile è entrato prepotentemente nella vita delle amministrazioni pubbliche: i dirigenti stanno riorganizzando gli uffici, la conferenza unificata ha deliberato il proprio parere favorevole alle Linee guida per l’implementazione del Piano organizzativo del lavoro agile che dovrà essere adottato a partire dal 2021; i dati del monitoraggio offrono spunti interessanti e ormai anche per garantire la erogazione dei servizi e la capacità amministrativa si sta ragionando in termini di reingegnerizzazione dei processi organizzativi.

In tal senso, quindi, anche le relazioni sindacali e la contrattazione 2019-2021 assumono una rilevanza persino maggiore di quanto si pensava fino a 12 mesi fa. Questa tornata contrattuale dovrà rappresentare lo spartiacque: credo valga la pena ragionare, come stiamo facendo con via XX Settembre, sulla riallocazione delle risorse derivanti dai risparmi che il lavoro agile porterà con sé prevedendo che una parte di queste finisca nei fondi delle amministrazioni per la contrattazione decentrata integrativa, così da poter valorizzare il personale investendo in formazione continua, in benessere organizzativo, etc.

La ringrazio per lo spazio offertomi perché forse oggi più che mai fermarsi a riflettere su aspetti concreti fuori da ideologismi e prese di posizione può rappresentare la sliding door tra continuare a vivere nel passato e iniziare a vivere nel futuro.



Di Fabiana Dadone:

FONTE : Fabiana Dadone