LE VITTIME COLLATERALI DELLA VIOLENZA SULLE DONNE.

di Mara Turani

I femminicidi sono aumentati dell’8%, una vittima ogni 3 giorni; lo rivela l’ultimo report della Direzione centrale della Polizia Criminale pubblicato dal Viminale. Nonostante la costante sensibilizzazione, le modifiche introdotte per legge dal Codice Rosso c’è ancora tanto da fare. Il punto resta aperto: come e dove intervenire rispetto a quello che si è già fatto?

Prova a sollevare il problema, dalle pagine del Corriere, una vittima collaterale; Vera Squatrito, madre di Giordana. Giordana fu uccisa nel 2015 con 48 coltellate dal padre della piccola Asia, la bimba nata dalla loro “storia d’amore”. Vera ora cresce la piccola e lotta con tutte le sue forze per aiutare altre donne. Una storia tra tante, che porta alla luce la stessa dinamica.

Le vittime collaterali sono le madri che perdono le figlie, sono i figli che non avranno più la madre, sono coloro che restano dopo la tragedia.

Tragedie che non hanno alcun senso, se non quello della rabbia, della violenza.

Forse è tempo di pensare a quella rabbia, di aiutare gli uomini violenti a contenerla.

E se quando le donne denunciano si facesse, per legge, una valutazione psicologica sul denunciato? Un uomo non diventa violento all’improvviso, per raptus. Davvero possiamo pensare possa bastare un braccialetto elettronico o il divieto di avvicinamento?

Si chiama valutazione del rischio e potrebbe salvare.

Vera Squatrito ci fa riflettere su un pensiero banale, ma fondamentale: il problema della violenza sulle donne è un problema degli uomini.

Credo si debba agire in quella direzione per cambiare le statistiche e le percentuali, i numeri. Si agisca coordinati senza lasciare sole le donne che denunciano. Si dia loro una risposta che possa levarle dalla paura di vivere, dalla paura di morire per mano di chi, un tempo, diceva di amare. Si agisca sulla legge, sulle norme che regolano.

Mi adopererò attivamente per portare il mio contributo costante, seppur piccolo, alla prossima commissione Pari Opportunità, collaborando trasversalmente con tutte le forze politiche. E’ un dovere che sento come cittadina e donna, al quale voglio dare ascolto a prescindere da cariche o posizioni assegnate.

Un dovere culturale al quale, un Paese civile, non deve mai rinunciare.



Di pordenone5stelle.it:

FONTE : pordenone5stelle.it