Le verità scomode che certa stampa continua ad ignorare.

Di Anna Bilotti:

Le questioni riguardanti il padre di Luigi Di Maio hanno improvvisamente iniettato linfa investigativa nelle vene dei grandi giornali italiani. Si lavora senza sosta per accertare il fatto che tre operai abbiano lavorato in nero 10 anni fa e che un vecchio capanno circondato da una betoniera e da calcinacci sia abusivo.

Sono davvero contenta, finalmente l’informazione non fa sconti e racconta anche il più piccolo degli illeciti. Fa già ridere così, vero?

Leggendo un interessante editoriale di Marco Travaglio mi sono posta un quesito: avete idea di quanti titoloni, servizi televisivi e dibattiti nei talk show sono stati dedicati al padre di Di Maio e quanti, ad esempio, alla sentenza sulla trattativa Stato-mafia? Sarà sicuramente sfuggito alle redazioni dei giornali ma c’è una sentenza di prima grado di 5.252 pagine (sai che fatica leggerle? più semplice far volare dei droni sul rudere abbandonato dei Di Maio alla ricerca dello scoop) in cui la Corte d’assise di Palermo condanna i vertici del Ros dei Carabinieri per aver aiutato gli stragisti di Cosa Nostra a ricattare lo Stato, condanna Dell’Utri – l’inventore di un partito che fino all’altro ieri governava il Paese – e riconosce la gigantesca responsabilità politica degli esecutivi Ciampi, Amato e Berlusconi che non hanno mai denunciato e combattuto il ricatto del crimine organizzato verso lo Stato. I media ne dovrebbero parlare ogni giorno, incalzando con domande scomode i tanti colletti bianchi coinvolti, ricercando continui approfondimenti al fine di informare minuziosamente i cittadini su una vergognosa pagina di cronaca politica e giudiziaria del nostro Paese. La realtà è che qualcuno ne ha veletamente parlato il giorno dell’uscita della sentenza, poi silenzio tombale.

Li sento i detrattori pronti a saltarmi addosso perché non accetto che si incalzi il vicempremier Di Maio su vicende scomode e perciò rilancio con questioni di natura e portata differente. Queste accuse lasciano il tempo che trovano perché la risposta l’ha fornita lo stesso Luigi, sempre disponibile davanti alle telecamere anziché fuggire e magari far cacciare i cronisti dalla scorta. Il rispetto verso la libera informazione sta nella disponibilità e volontà di chiarire eventuali vicende scomode e metterci sempre la faccia. Specie se si ricoprono ruoli istituzionali.

Accanirsi per colpire politicamente un giovane ragazzo che lavora per cambiare questo Paese è un gesto vigliacco, vigliacco come il silenzio di fronte a verità scomode che certa stampa continua ad ignorare.

Anna.

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