Le memorie

Qualche giorno fa parlando di ricette e di cucina, con la mia cara amica Rosa, che saluto (ciao Rosa, un abbraccio forte, ti voglio bene), alla mia dichiarazione di incapacità a cucinare se non fossi stato a conoscenza delle quantità giuste di ogni cosa (come molti uomini del resto), mi rispose di non conoscerle esattamente, che cucinasse direttamente, senza misurare, perché “le mani hanno memoria”.

Una spiegazione bellissima della manualità e della memoria stessa. E, d’altra parte, è verissimo, e spiega tante incredibili capacità umane che uniscono artigiani ed artisti in creazioni fantastiche. Ed è nella memoria delle mani che, in unione al gusto ed alla percezione della bellezza, noi italiani siamo eccellenti. Siamo fra i primi al mondo nel “design”, nella moda, nell’industria manifatturiera. I settori merceologici che contano con la “memoria delle mani”, inclusa la gastronomia, contribuiscono massivamente alla nostra immagine di Paese ed alla formazione del PIL. Oltre a rendere positivo il nostro bilancio fra import ed export.
Ma, incredibilmente, quando passiamo agli altri tipi di memoria, la cerebrale e, soprattutto, la collettiva, siamo deficitari. Dimentichiamo facilmente e dimentichiamo tutto. Abbiamo dimenticato, per esempio, le stragi mafiose, nelle cui inchieste risulta implicato il leader di un partito presente in Parlamento ed al governo. Non è frutto di una grave amnesia il fatto che questo (condannato e quindi per la legge italiana, pregiudicato) signore goda del consenso di quasi il 10% degli italiani? Abbiamo dimenticato il disastro prodotto dalla Gelmini ministro e siamo stati capaci di riproporla nello stesso ruolo. E che dire delle malversazioni, delle appropriazioni indebite; delle mutande verdi, ristrutturazioni, lauree albanesi, casse di diamanti, varie ed eventuali comprate dai leghisti con i soldi pubblici? Non pervenuto alcun tipo di memoria, anzi. In questo momento il 23% circa degli italiani crede che quegli stessi signori siano adatti per governare.

Non c’è nulla da fare, purtroppo. Siamo vittime, come paese, di una periodica operazione di rimozione dei ricordi. Una sorta di lobotomizzazione collettiva, che vede come beneficiari i mafiosi, i delinquenti, i malversatori, le loggie, i comitati di affari, tutti quelli, insomma, che ci governano ininterrottamente da qualche anno dopo la fine della seconda guerra mondiale. Quelli che, nel migliore dei casi vogliono al governo utili idioti da manovrare a piacimento, mentre nel peggiore, candidano uno di essi e, sempre, vincono.

L’onestà e la competenza non sono necessarie per governare in Italia, anzi; sono ostacoli insormontabili. La nostra politica è così penetrata dalle metastasi del malaffare, da poter essere ritenuta una malata terminale. E, cosa ormai certa, gli italiani non vogliono e forse non lo vorranno mai, nessun tipo di intervento terapeutico.

Giancarlo Selmi

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