Le domeniche al Della Vittoria e quella sfida al San Nicola con le vecchie glorie – L’intervento sulla Gazzetta del Mezzogiorno

La Gazzetta del Mezzogiorno mi ha chiesto di parlare di un ricordo che mi lega particolarmente alla mia città, a Bari. È il 5 luglio 2014, la partita per beneficienza della nazionale parlamentari contro le vecchie glorie del Bari calcio.

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Fu un’emozione forte vedere Beppe Grillo nel maggio 2014 a Bari, durante la festa di San Nicola, in un Parco 2 giugno gremito di entusiasmo e speranza. Potrei raccontare preparativi e retroscena di un evento indimenticabile, ma –Beppe capirà- ci sono battiti che accomunano al di là delle idee politiche e che indossano un’unica maglia: quella biancorossa.

Ho scoperto da bambino “quei colori magici che ci fan venire i brividi”, come recita un coro dei nostri fratelli doriani. Magica era anche l’atmosfera dello stadio, le prime volte al piccolo, caldissimo, mitico “Della Vittoria” per tifare la squadra del cuore. La domenica si pranzava presto per raggiungere a piedi, a passo svelto, il campo che si trovava vicino casa.

Il mio primo abbonamento alla Bari risale alla stagione 1989-1990. Avevo 7 anni e ricordo ancora Maradona palleggiare a bordo campo nel riscaldamento. Non sapeva che la nostra Bari avrebbe fermato con un 1-1 quel Napoli che avrebbe poi vinto lo scudetto. E fino all’83’ minuto, fino al gol di Carnevale, vincevamo noi…

Nell’estate del 1990 arrivarono i Mondiali a Bari e, dopo la vittoria della leggendaria Mitropa Cup contro il Genoa, per i galletti si aprirono le porte del San Nicola. La marea umana biancorossa si spostò verso l’“astronave” realizzata in pochi anni, mentre il Della Vittoria, un’estate dopo, diventò per qualche giorno il catino bollente e disperato di altre folle venute da Paesi che oggi consideriamo amici.

Cambiavano gli stadi, ma la passione rimaneva sempre la stessa. Inconfondibile come il senso del gol di Pietro Maiellaro. Intensa come la gioia di vedere dal vivo quei giocatori, come João Paulo, Gérson e Sandro Tovalieri, che nella mia mente erano degli eroi.

Vedere accanto a me tutte quelle persone condividere esultanze e tensioni per ogni secondo di quei 90 minuti era davvero entusiasmante. In quel terreno di gioco mi sembravano lontani, inarrivabili, veloci, fortissimi. E davanti ai loro gol cercavo sempre di fotografare ogni dettaglio con gli occhi per poter raccontare tutto ai miei amici e alla mia famiglia una volta a casa e per i giorni a seguire a scuola con i compagni, addirittura con i professori.

Sì perché la Bari per la città è qualcosa di speciale, che unisce tutti trasversalmente. È un sentimento comune e profondo, un racconto popolare fatto anche di meravigliose stagioni fallimentari.
A narrarlo come un’epopea omerica è sempre stata la voce di Michele Salomone. Era lui a guidare il pullman delle mie trasferte immaginarie in ogni categoria verso ogni destinazione. La pay per view era ancora roba da americani e mi bastava una radiolina nella mia stanza per portarmi fino a San Siro e combattere insieme ai miei eroi. Salomone si agitava fino a perdere la voce e io con lui, a volte senza neanche capire fino in fondo perché.

La Bari cresceva con me e correva come quel trenino della felicità di Protti che, nonostante la retrocessione, imitavamo con gli amici nei campetti. Mentre quel piccolo Giuseppe era ormai pronto per le superiori, tra discese e risalite in A si ridisegnavano ambizioni e confini, toccando gli estremi del mondo, dalla Svezia di Klas Ingesson e Kennet Andersson al Sudafrica di Philemon Masinga.

La mia Bari diventava realtà anche nei videogiochi a cui, lo confesso, a volte gioco ancora. Tra Pc Calcio, Football Manager e i vari Fifa mi trasformavo in Eugenio Fascetti, senza il suo classico maglione, senza il suo libero, ma con un 4-4-2 che affidava alle fasce assalti e affondi. Da novello Regalia cercavo di scovare talenti sconosciuti e mi scontravo con le difficoltà del calciomercato virtuale a risorse ridotte, apprezzando così con più consapevolezza gli sforzi fatti nel tempo dalla società.

È dunque naturale che il 5 luglio 2014 rappresenti una data indelebile per chi come me ha sempre tifato Bari e ha giocato a calcio per 11 anni. Quel giorno sono entrato di nuovo nello stadio San Nicola. Non ero seduto fra i tifosi. Sono sceso in campo con la Nazionale Parlamentari contro le vecchie glorie del Bari calcio.

Quel giorno ho avuto il privilegio di sfidare i miei “eroi”, di indossare la maglia del Bari, dentro quello stadio emblema della mia infanzia. L’incasso della partita fu devoluto in beneficenza all’associazione “Le strade di San Nicola” e di questo sono davvero orgoglioso.

È stato davvero toccante vedere tutti quei tifosi presenti, che come me non hanno fatto mancare il loro affetto per gli ex campioni biancorossi. Io questa volta ero fra loro, come giocatore, col numero 16 sulle spalle, lo stesso di João Paulo e di Barreto nell’anno della promozione. Entravo negli spogliatoi del San Nicola, fino ad allora solo oggetto della mia immaginazione.

Correvo accanto ai miei eroi con gli occhi incantati e con lo stupore di un bambino che decenni prima li guardava dalla curva.

La partita finì 4 a 2. João Paulo segnò una doppietta e io per la prima volta ero contento di perdere una partita di pallone! L’unico rammarico? Il mio gol annullato per fuorigioco, l’urlo strozzato in gola e la delusione di non aver segnato al San Nicola come Cassano e Caputo, ragazzi baresi come me.

Ma la passione sa cancellare ogni delusione e dà la forza per ripartire. Noi baresi lo sappiamo e anche quest’anno siamo pronti per una nuova stagione all’altezza della nostra storia e della nostra gloria.



Di Giuseppe Brescia | Deputato del Movimento Cinque Stelle, Presidente della Commissione Affari Costituzionali:

FONTE : Giuseppe Brescia | Deputato del Movimento Cinque Stelle, Presidente della Commissione Affari Costituzionali