LE 10 RAGIONI PER CUI LA NUOVA PAC È UNA VITTORIA DELLE LOBBY INQUINANTI SUI PICCOLI AGRICOLTORI E SULL’AMBIENTE

LE 10 RAGIONI PER CUI LA NUOVA PAC È UNA VITTORIA DELLE LOBBY INQUINANTI SUI PICCOLI AGRICOLTORI E SULL’AMBIENTE


1 La Pac non è in linea con il #GreenNewDeal

L’agricoltura è responsabile di una quota tra il 10% e il 12% di tutte le emissioni di Co2 nel mondo. Nonostante questo, il Parlamento europeo ha deciso di non allineare la Pac alla nuova strategia della Commissione europea ‘Farm to Fork’, che fissa dei target in linea con il Green New Deal, come la riduzione dei pesticidi e la transizione verso il biologico. Poiché la Pac rappresenta anche 1/3 del bilancio Ue, capiamo bene l’occasione persa.


2 Gli eco-schemi sono uno specchietto per le allodole

Dovevano essere la grande novità “green” della nuova Pac, sono diventati un contenitore al cui interno ci si può mettere di tutto, anche quello che “green” non è: parlo degli eco-schemi, ossia dei programmi di finanziamento dedicati per azioni volte al contrasto dei cambiamenti climatici. Il Parlamento ha deciso di mantenerli e di prevedere per loro una quota del 30% (come nel testo originale) del budget totale, prevedendo in più un tetto massimo del 40%, quando noi chiedevamo che fosse una quota minima. Ma non solo, con gli eco-schemi si potranno finanziare attività che hanno uno scarso impatto sull’ambiente. Faccio l’esempio dell’agricoltura di precisione, che in queste ore diversi pro-Pac elevano a soluzione di tutti i mali: puo’ essere un aiuto a ridurre gli sprechi dei fattori di produzione, ma non elimina, per esempio, l’uso di pesticidi. Tra gli eco-schemi, poi, c’è anche lo stoccaggio di Co2, altra pratica la cui validità per l’ambiente è tutta de vedere. Ecco perché il rischio di questi eco-schemi è che siano un mero greenwashing: finanziano pratiche sulla carta “verdi”, ma nella realtà di modesto o nullo impatto sulla sostenibilità dell’agricoltura.


3 Salvati i finanziamenti agli allevamenti intensivi

Come avevo raccontato in un precedente post, le lobby dell’industria della carne hanno fatto una mega-campagna di comunicazione per chiedere che gli hamburger vegani (per esempio quelli di ceci) non utilizzino la parola “hamburger”. Un finto problema, gonfiato ad arte per nascondere lo strapotere di queste lobby, che ancora una volta sono riusciti a salvare i finanziamenti pubblici agli allevamenti intensivi, il cui peso enorme e negativo sull’ambiente e sulla salute umana (si pensi agli antibiotici) è ormai una certezza scientifica. La Pac continuerà a finanziarli fino al 2027.


4 Nessun incentivo al bio, ma solo a quello industriale

Nella Pac non vi è alcun vincolo per aumentare la quota di agricoltura con metodo biologico, come invece previsto chiaramente dalla strategia della Commissione Ue Farl to fork. Inoltre, chi vede nella transizione al biologico un modo per aumentare il valore della produzione dei piccoli agricoltori (e quindi ridurre le coltivazioni intensive), sarà deluso due volte: un apposito articolo del testo del Parlamento esenta gli agricoltori biologici dalla rotazione delle colture, misura che incoraggia il biologico industriale e non l’agroecologia


5 Si apre la porta agli Ogm

I fondi per lo sviluppo rurale, il cosiddetto secondo pilastro della Pac (il primo, quello più corposo, riguarda i pagamenti diretti agli agricoltori), contengono al loro interno una quota “green”. Peccato che, come per i pagamenti diretti, anche qui c’è il rischio greenwashing. Ma non solo: tra le attività da finanziare c’è anche  “la protezione e il miglioramento delle risorse genetiche”, un passaggio grazie al quale si potrebbero finanziare Ogm e nuovi Ogm.


6 No alla protezione delle torbiere 

La nuova Pac non prevede dei vincoli per proteggere le torbiere, i più importanti serbatoi di carbonio europei. Al contrario, un emendamento apposito ha inserito la possibilità del drenaggio di queste zone, ossia la loro rimozione per far posto alle coltivazioni. Stesso discorso vale per i prati


7 La bufala delle zone di biodiversità

La nuova Pac votata dal Parlamento fissa l’obiettivo di proteggere le zone di biodiversità al 5% delle terre arabili, una quota troppo bassa per avere un reale impatto sul recupero della biodiversità (fondamentale a sua volta per evitare danni a cascata sulle coltivazioni). Inoltre, come segnala il gruppo dei Verdi, il testo apre allo sfruttamento produttivo di queste zone: in che senso? Il testo non lo chiarisce..


8 Niente vincoli stringenti sui nitrati

Un grande favore alla Germania, che è da tempo sotto procedura d’infrazione Ue per il superamento dei limiti previsti dalla direttiva sui nitrati: la promessa di un vincolo più stretto tra il rispetto della direttiva e i finanziamenti della Pac è caduta nel dimenticatoio. Un favore in generale agli allevamenti intensivi, che sono i responsabili maggiori delle elevate concentrazioni di nitrati nel suolo.


9 I sussidi alle grandi imprese, le briciole ai piccoli agricoltori

Un elemento spesso poco dibattuto della Pac riguarda i pagamenti diretti, ossia i sussidi che l’Ue destina agli agricoltori. E’ la fetta più grossa non solo del bilancio della Pac, ma dell’intero bilancio Ue: tra il 2014 e il 2020 sono stati destinati a questi sussidi ben 291 miliardi di euro. Peccato che i piccoli agricoltori abbiano visto solo le briciole di questi fondi, dato che l’80% delle risorse viene accaparrato dai grandi proprietari terrieri e dalle mega aziende intensive. Le piccole aziende hanno ottenuto solo il 20% degli aiuti. Inoltre, questa statistiche non tengono conto del fatto che circa il 40% degli agricoltori dell’Ue non ricevono alcun aiuto.

In commissione Agricoltura avevamo ottenuto (dico avevamo perché c’ero anche io) un tetto ai pagamenti diretti di 60mila euro: in questo modo, avremmo garantito una minore concentrazione degli aiuti verso le grandi aziende, favorendo una maggiore redistribuzione verso gli agricoltori più piccoli. Il Parlamento in seduta plenaria ha rigettato questa proposta e aumentato il tetto a 100mila euro. Tetto che tra l’altro, sotto certe condizioni, non è nemmeno obbligatorio. Insomma, ancora una volta hanno vinto quelli che nei Paesi dell’Est vengono ancora chiamati “i grandi latifondisti” (il sussidio è calcolato sugli ettari).


10 Un testo che sarà negoziato al ribasso

Per concludere, il Parlamento europeo ha perso la grande occasione di indirizzare l’agricoltura Ue verso modelli produttivi e di finanziamento pubblico più sostenibili per l’ambiente e la salute umana, oltre che più equi. La critica che viene sempre mossa a chi come me dà battaglia in Europa e in Italia per lottare contro il cambiamento climatico è che la sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con quella sociale. Tradotto: non è che per rendere più puliti aria, terreni e acque dobbiamo provocare licenziamenti di massa. E’ la stessa cosa che, più o meno velatamente, stanno ripetendo da ore chi ha votato a favore del testo del Parlamento: questa Pac poteva essere migliore, ma è un buon compromesso tra esigenze dell’ambiente e l’esigenza di finanziare i nostri agricoltori. Nulla di più falso.

Innanzitutto, non votando la Pac, sarebbero rimasti in piedi i regolamenti precedenti, cosa che comunque avverrà per i prossimi 2 anni. Tradotto, la nuova Pac entrerà in vigore nel 2023, mentre da gennaio gli agricoltori continueranno a ricevere le risorse con le stesse modalità degli ultimi 7 anni.  Quello che si poteva fare era cambiare queste modalità, rendendole più in linea con gli obiettivi climatici (sostenibilità ambientale), ma anche più in linea con gli obiettivi di equità (sostenibilità sociale).

In Europa, quasi 3 milioni di aziende agricole di piccole e medie dimensioni hanno chiuso tra il 2005 e il 2013. In Francia, nel 2017, il governo ha registrato un tasso di suicidi tra gli agricoltori sopra la media. Secondo l’Eurostat, la forza lavoro regolare nell’agricoltura Ue è diminuita di 9,5 milioni di persone tra il 2005 e il 2016, un crollo di quasi un terzo (-31,7%). Di questo parliamo quando chiediamo una Pac più verde e più equa: questo binomio fa male alle grandi aziende intensive ed inquinanti, non ai piccoli agricoltori, che sono le prime vere vittime dei cambiamenti climatici. Quel

lo che chiedevamo io e altri gruppi di minoranza del Parlamento (come i Verdi e la Sinistra) era dare più soldi ai piccoli agricoltori per far fronte alle nuove sfide ambientali, in cambio di un loro impegno per pratiche agroecologiche che hanno anche una maggiore resa in termini di produttività.

Questo non è avvenuto, e si è preferito mantenere lo status quo sbandierando la crisi del Covid (senza aggiungere, tra le righe, che proprio gli allevamenti intensivi e l’inquinamento del suolo sono accusati di favorire la diffusione del virus). La verità è che i vincitori del voto della Pac varata dal Parlamento sono le lobby dei big dell’agroalimentare e dei pesticidi, che continueranno a espandersi a scapito dei piccoli agricoltori e della biodiversità. Inoltre, il testo del Parlamento dovrà essere negoziato adesso con i governi Ue in Consiglio prima del via libera definitivo. E il Consiglio ha già presentato una proposta che è ancora meno ambiziosa di quella del Parlamento. Questo vuol dire che la Pac finale sarà peggiorata al ribasso. Ecco perché ho votato no. Ed è un voto di cui vado fiera, ma con un rospo in gola grande quanto una casa nel pensare a tutti quegli agricoltori e quei giovani che sono stati ancora una volta traditi.



dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale:

FONTE : Rosa D’Amato – Portavoce M5s nel Parlamento EU