L’appello di Conte e l’alleanza col Pd

Di Tommaso Merlo (Categoria: Attivisti):

Giuseppe Conte chiede alle forze di maggioranza di provare a dialogare in vista delle regionali. Il premier auspica un fronte riformista che si contrapponga alle destre. La sua visione in teoria ha senso, il problema è la pratica. Se l’ostacolo a questa fantomatica alleanza fosse l’ego di qualche galletto, Conte avrebbe ragione da vendere. La politica non è litigio tra persone, è scontro tra idee e valori. Chi s’impuntasse per risentimento personale dovrebbe fare un passo un dietro e lasciare che prevalga l’interesse collettivo. Ma se invece il nodo è politico, allora la questione si complica. Quando rispunta la questione dell’alleanza tutti puntano i riflettori sul Movimento. Come se il Pd non aspettasse altro e fossero i testoni a 5 stelle a fare i capricci. Poi però il Pd ricandida gli stessi indigeribili tirannosauri e Zingaretti stronca brutalmente la ricandidatura della Raggi a poche ore dall’annuncio. Qualcosa non torna. Ricandidare personaggi come De Luca e compagnia bella e denigrare il sindaco di Roma vuol dire non credere affatto in una alleanza ed avere in testa ben altro. Tipo un disegno egemonico. Tipo normalizzare il Movimento in modo da comprometterlo e mangiarsi i suoi voti. Ma non è una questione solo di nomi. È anche una questione di modo d’intendere la politica da parte del Pd. Il Movimento nasce per scardinare le vecchie pratiche clientelari e baronali senza parlare della questione amorale. Se il Pd vuole davvero un’alleanza col Movimento allora certe derive della vecchia politica dovrebbe cominciare ad accantonarle. Cosa che per paura di perdere qualche poltrona non ha invece il coraggio di fare. Poi ci sono programmi ed idee. Al di là dei bei discorsi, le politiche del Pd degli ultimi anni sono state sostanzialmente di destra. Nei riguardi del mondo del lavoro, dello smantellamento dello stato sociale, del cemento e dell’ambiente. Al governo fino ad oggi si è trovata una sintesi, ma se il Pd vuole un’alleanza non può pretendere che il Movimento lo segua in quella deriva. L’uscita di Renzi potrebbe aiutare, ma quello che rimane del Pd deve mettersi d’accordo con se stesso. Di certo, contrariamente a quanto pensano le volpi del Pd, l’alleanza auspicata da Conte conviene al Movimento nel lungo periodo. E questo per un motivo molto semplice. Il Pd è il passato. Il Movimento è il futuro. E la storia non ha la retromarcia. Il Pd è un partito mai decollato e politicamente scarico con alle spalle anni di fallimenti politici. Un partito che stava scomparendo il 4 marzo e che galleggia grazie a questa immeritata esperienza di governo. Il Pd come lo conosciamo oggi è destinato ad estinguersi, una certezza data dalla sua totale incapacità di rinnovarsi. Dopo decenni di disastri e scandali, il Pd è sostanzialmente in mano alla stessa cricca di tirannosauri. Il Movimento è invece una forza giovane e innovativa con un modello pensato per il continuo ricambio delle persone e delle idee. Un Movimento in continua evoluzione, che propone addirittura una versione più avanzata di democrazia e che in pochi anni ha alle spalle già due governi con una lista di cose realizzate da far vergognare i vecchi partiti come il Pd che non solo non mantenevano le promesse ma spesso facevano l’opposto. Contrariamente a quanto pensano le volpi del Pd, sarà il Movimento ad ereditare tutti i voti del fantomatico campo riformista quando la loro estinzione si compirà. Ma questo a condizione che il Movimento non tradisca se stesso, che non svenda i suoi valori, che non si rimangi le sue idee. Altrimenti scompare anche lui. È questo il nodo politico sul piatto dell’alleanza. Chi cambia chi. Chi compromette chi. Chi egemonizza chi. Una lotta tra passato e futuro. Tra forze politiche espressione di ere politiche differenti. Se gli restasse anche solo un briciolo di buonsenso, il Pd coglierebbe questa storica opportunità di cambiamento invece di sfoderare la consueta miope arroganza. Ma ci hanno abituato a tutto. Peggio per loro. La storia non ha la retromarcia e gioca tutta a favore del Movimento. Quanto alla fragile quotidianità, una disastrosa sconfitta alle regionali potrebbe avere ripercussioni sul governo e un tentativo di sedersi al tavolo come auspica Giuseppe Conte andrebbe comunque fatto.

Tommaso Merlo



FONTE
: Tommaso Merlo