“l’apologia o istigazione di mafia” è una forma molto sottile di criminalità

Ieri ho avuto modo di presentare in conferenza stampa la mia proposta di legge che crea un aggravante specifica per “l’apologia o istigazione di mafia”, una norma complessa, che ho costruito grazie alla competenza e alla straordinaria generosità del giudice Guido Salvini, massimo esperto in Italia in materia di terrorismo e attività criminali.

Ringrazio anche il collega e presidente della Commissione #Antimafia Nicola Morra, che è intervenuto offrendo, ancora una volta, il suo prezioso contributo.

Ci tengo però a spendere due righe per spiegarvi il senso di questa legge nella quale credo davvero molto.
È oggi noto a tutti che la squadra di calcio di Casal di Principe era di proprietà del boss camorrista Francesco Schiavone detto “Sandokan” che usava le partite e il tifo territoriale per aumentare il consenso locale, un consenso che gli consentiva di condurre affari loschi, indisturbato, e di “oliare” anche certi meccanismi.
Che la mafia abbia bisogno di simboli, di creare un linguaggio, e di costruire un immaginario per poter esistere ed espandersi noi lo sappiamo bene.

Per questo ho pensato a questa legge, che non intende colpire le manifestazioni artistiche come le sagre o le canzoni popolari, qui si vuole colpire organizzazioni criminali che non si pongono contro lo Stato ma cercano di far parte di esso, penetrando nelle sue strutture politico-amministrative con l’obiettivo, in questo modo, di rendere “più sicuri” i loro traffici di droga, l’usura, il caporalato, e tutto quello che ampiamente conosciamo.
Non stiamo colpendo una “libera espressione” ma un linguaggio che, per sua natura, è l’anticamera della violenza e del predominio cui inneggia e che promuove.

Dobbiamo stare attenti, perché è una forma molto sottile di criminalità, è la mafia del linguaggio, dei modi, delle parole, che cerca di insinuarsi nelle menti e “normalizzare” quello che invece deve essere chiamato col suo nome, e cioè CRIMINALE.

Il progetto di legge intende dunque punire quegli stili di vita violenti e predatori che mirano ad accrescere il consenso sociale, influenzando e condizionando così tanti giovani che vivono, non per loro scelta, in ambienti contigui alla criminalità. È a loro innanzi tutto che ho pensato. Perché sono i giovani che purtroppo, sempre su spesso, vengono affiliati dalle mafie “affascinati” da uno stile di vita, da un certo tipo di musica, di messaggi e di modi di fare che sono criminali, e come tali devono essere riconosciuti e puniti.

Stefania Ascari