La vera lotta alla mafia, non siede in Parlamento

Curioso come ogni anno, in occasione della ricorrenza del ricordo delle vittime della mafia, abbondino le dichiarazioni contro di questa.

Si uniscono tutti, proprio tutti (nei fatti, poi, per molti l’unione dura un giorno), a questa specie di associazione per l’indignazione un tanto al kilo. Tutti ribadiscono la loro “ferma” contrarietà a questo fenomeno, il loro auspicio di una lotta dura e senza quartiere, le loro convinzioni che si possa e si debba fare di più, la loro fiducia sulla vittoria finale “delle forze del bene” sul crimine organizzato.

Il giorno dopo il capitolo muore con pochi di loro al capezzale. Poi di mafia si occuperanno giudici scortati, “Report”, “Il Fatto Quotidiano” e pochi altri. Uniti fra essi dagli attacchi e dalle querele ricevuti dagli stessi indignati un giorno all’anno, che nei giorni che restano (364 su 365), a parte querelare, preparano il discorso e l’indignazione per l’anno dopo, per il prossimo giorno “consacrato” all’antimafia.

Che strano paese il nostro. Si continua a fare passare il messaggio che la mafia sia costituita solo da quelli con le “coppole” e la “lupara”. Che metodi mafiosi siano solo le “iniziazioni” ed i relativi riti, le minacce, il “pizzo”, l’usura, le guerre fra bande, gli omicidi, lo spaccio di droga. Dimenticando (volutamente) l’esistenza di un livello, della mafia, con rappresentanza in Parlamento, nelle istituzioni finanziarie. Dimenticando (volutamente) che uno dei fenomeni mafiosi più importanti sia la corruzione (l’unico che l’abbia detto è stato Papà Francesco).

Il traffico di droga, da solo, produce utili per decine di miliardi. C’è qualcuno che sia così sprovveduto da pensare che tutti quei soldi siano gestiti dagli uomini con le coppole? Per utili la mafia è, di gran lunga, la prima azienda italiana, dove investe le immense risorse di cui dispone? E poi, (e questa è la domanda più importante) a nome di chi lo fa?

Il riciclaggio è il fattore che più di tutti dà indicazioni agli inquirenti. Falcone diceva “bisogna seguire i soldi”. Non è peregrino pensare che la politica e la finanza offrano molte sponde alle esigenze delle “lavanderie”. Nonostante ciò, in Italia si tollera la presenza in Parlamento di un partito fondato da un accertato mafioso e con un leader in affari con la mafia. Il Presidente della Repubblica, lo stesso che ha dichiarato che contro la mafia “si può e si deve fare di più”, ha voluto un governo con dentro quel partito ed i suoi rappresentanti. Un altro partito (FdI) ha visto decine di suoi esponenti arrestati e messi a processo per mafia, eppure i giornaloni hanno attaccato Report, la trasmissione che ha messo in evidenza le collusioni. Gli stessi giornali che, nel giorno consacrato, titolano sulla mafia, accusano Il Fatto di giustizialismo.

Le “coppole” vanno stanate, arrestate e condannate. Sono però meri manovali. Non esisterebbero coppole, se si stanassero, arrestassero e condannassero i loro veri datori di lavoro che, in questo momento siedono indisturbati in Parlamento, in Regione, o in qualche dorato ed elegante Consiglio di Amministrazione. Ed è per questo che la lotta alla mafia, in Italia, sarà sincera e durerà come la carità di Salvini ai clochards: un solo giorno all’anno e rigorosamente ripresa da telecamere.

Giancarlo Selmi