La tournée di Salvini

Di Tommaso Merlo (Categoria: Attivisti):

Il comizio di Salvini a Mondragone è durato un paio di minuti. Giusto il tempo per beccarsi una caterva d’insulti e spruzzi d’acqua in faccia. Il leader leghista è riuscito a spargere giusto un paio di perle poi qualcuno ha staccato i fili del microfono per la gioia dei presenti. L’ennesimo assembramento questa volta nei pressi di un focolaio. L’ennesimo tentativo di speculare sulle frustrazioni altrui per raccattare qualche voto. Quando la polizia si è messa a menare le mani per arginare la vivacità dei contestatori, Salvini se l’è data a gambe levate. Una grottesca ritirata che non fa ben sperare per il proseguo della sua tournée estiva in vista delle regionali. Di questo passo bisserà il gran finale di Renzi che veniva inseguito in ogni angolo del Belpaese da cittadini inferociti. Salvini rischia la malparata soprattutto a sud del Po. Il sacro fiume che il leader padano risaliva ogni anno per la cerimonia dell’ampolla circondato da camicia verdi festanti. Erano i tempi in cui i voti dei terroni puzzolenti non gli servivano perché lui voleva spaccare l’Italia in due e lanciare la Padania finalmente indipendente alla conquista del mondo. Già, poi il mercato politico è cambiato. Sono arrivati i negri a puzzare ancora di più e così Salvini si è travestito da fervente patriota. Una mossa che sembrava funzionare. Il trauma dell’invasione, le macerie della vecchia partitocrazia e il nuovo vento populista hanno gonfiato a dismisura la sua bolla mediatica facendolo diventare un idolo anche a livello continentale. Nessuno come lui ha portato l’ultradestra a certi livelli di consensi e ad un passo dal potere. Un modello fatto di bestialità social, sorrisini dolci per le massaie ma anche dalla sempiterna attrazione degli italiani per qualche pifferaio magico. Sembrava davvero inarrestabile Salvini. Poi la selfie castrazione del Papeete, poi un declino di renziana memoria a cui a Salvini tenta di reagire allo stesso modo del suo gemello fiorentino. Mai un passo indietro, mai un cambio di rotta, mai un’ammissione di colpa. Ego allo stato brado ma anche una cruda realtà. Salvini un altro modo di far politica non lo conosce. Comizi, comizi e ancora comizi. La sua strategia per evitare il baratro ormai è ovvia. Vuole rispolverare il clima politico che lo ha portato al successo. Gettando benzina sul fuoco, dividendo, provocando. Ma se Salvini è sempre lo stesso, l’Italia non lo è. L’Italia è reduce da una pandemia drammatica che ha mutato il clima politico. È tempo di provare a ricostruire, non di distruggere. Di unire, non di dividere. Ma c’è di più. I cittadini hanno avuto due occasioni storiche per capire di che pasta sia davvero fatto Salvini. Una da Ministro dell’Interno, l’altra da capo dell’opposizione in tempi di pandemia. Salvini ha fallito clamorosamente entrambe dimostrato di non essere all’altezza di guidare un paese. Il suo passato da accanito indipendentista padano è solo un’aggravante soprattutto a sud del Po e di questo passo la sua tournée estiva rischia il gran finale di Renzi. Inseguito in ogni angolo del Belpaese da cittadini inferociti.

Tommaso Merlo



FONTE : Tommaso Merlo

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