La stronzaggine della stampa e la ribellione

La stronzaggine della stampa e la ribellione

Hanno sparlato del reddito di cittadinanza per mesi e mesi ricoprendolo di letame, oggi che il Movimento lo presenta ufficialmente, la stampa parla d’altro. Fino a ieri consideravano il reddito impossibile e lo sbattevano ogni giorno in prima pagina per denigrarlo, oggi che è diventato realtà lo snobbano come se fosse una cosa scontata. La stampa italiana non è solo faziosa, è stronza. Dentro. Forse era troppo pretendere delle scuse dopo le infamità scritte e dette per mesi. Ma era lecito attendersi che oggi la stampa riconoscesse i meriti del Movimento e del governo per l’approvazione di una riforma così importante che rende l’Italia un paese più civile. E invece si attaccano alla nomina di Lino Banfi (vittima sacrificale) per parlar d’altro e per riprendere la campagna denigratoria contro il cambiamento gialloverde. Disonestà intellettuale ma anche stronzaggine che sta raggiungendo vette inaudite. In passato frange della stampa si schieravano a favore di grandi ideali ed ideologie, oggi invece manganellano per conto di avide lobby cadute in disgrazia, a difesa di biechi potentati ed esperienze politiche fallite. Degenerando le ragioni per cui la stampa fa politica, è degenerata anche la stampa stessa. Una caduta verticale che l’ha volgarizzata, che l’ha resa sempre più spudorata ed aggressiva nella sua meschina faziosità. Che l’ha resa sempre più stronza. Fino a minarne a fondo la credibilità e quindi le copie vendute e quindi il peso nel dibattito pubblico. Oggi la stampa in Italia è un fattore di disturbo e di inquinamento della vita pubblica perché impedisce ai cittadini di conoscere la verità dei fatti, perché impedisce un’analisi e un confronto disinteressato tra opinioni. La stampa è divenuta una specie di fastidioso palco in cui si sfogano i rancori di vecchie caste fallite che non capendo il cambiamento in corso lo schifano a prescindere agitando istericamente penne e lingue a difesa dei loro malconci padroni e dei tempi che furono in cui la gente gli dava ancora retta invece di trattarli come dei poveri stronzi. Un circolo vizioso di rabbia e disperazione che li ha spinti a livelli inauditi. Oggi la stampa ha di fatto sdoganato le bugie, riempie pagine e pagine di titoli e ricostruzioni del tutto false. Ha come abbandonato l’informazione per passare alla scrittura creativa, per passare all’invenzione di sana pianta, alla pura propaganda ovviamente antigovernativa. Come ha fatto col reddito di cittadinanza. Invece di attendere il provvedimento e raccontarlo per com’è, la stampa l’ha infamato per mesi raccontando come non era, poi quando finalmente è diventato realtà si è girata dall’altra parte parlando di Lino Banfi e di come comunque a sentir loro sarà impossibile metterlo in pratica e altre stronzate del genere. Una situazione insostenibile. Per la democrazia che non può permettersi di perdere tempo ed energie dietro a quattro stronzi. Ma anche per gli stronzi di lobby e stampa che ogni giorno che passa perdono soldi, lettori e peso e senso. Perché cambino davvero le cose devono essere le nuove leve del giornalismo a ribellarsi. Devono essere loro a denunciare quell’intreccio di ricatti e catene che permettono alle redazioni di nascondersi dietro a muri di omertà. Si devono ribellare in nome del diritto a fare il proprio mestiere onestamente e nel nome di una vera libertà di stampa. Si devono ribellare tutti i giovani giornalisti che ambiscono a fare i cani da guardia dei potenti e lavorare al servizio della verità e non fare i poveri stronzi al servizio di qualche padrone.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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