La scuola all’aria aperta – Intervista a Danilo Casertano

Da circa un decennio si sono sviluppate numerose esperienze che hanno portato a vivere la scuola diversamente. Metodi innovativi che mirano a modificare il vecchio paradigma dello studente dietro il banco di scuola. Ne abbiamo parlato con Danilo Casertano, educatore romano e uno dei più grandi esperti di educazione all’aperto e co-fondatore dell’associazione Manes. 

Progetti e nuovi paradigmi educativi. Manes più che un’associazione è una rivoluzione in corso d’opera

L’Associazione Manes è nata nella primavera del 2009 attraverso l’incontro di persone che volevano rinnovare il paradigma educativo. Abbiamo cominciato a codificare e applicare una Pedagogia dei Talenti e delle Fragilità in un progetto chiamato Community Education, convinti che la comunità educante sarebbe diventata il fulcro dell’educazione del Terzo Millennio. La nostra vocazione è sempre stata l’attenzione alle marginalità, da quelle sociali di povertà educativa a quelle delle avanguardie pedagogiche nate nella società civile. Fin dalle origini abbiamo coltivato rapporti con numerose organizzazioni internazionali che erano impegnate nel cambio del paradigma educativo mondiale e oggi insieme alla fondazione indiana roundglass siamo in un network di oltre 100 realtà innovative che nel mondo stanno dando il loro contributo per un cambio di mentalità e di azione. 

 Tra i vostri progetti “La scuola del Bosco” e “L’Asilo del Mare” rappresentano sicuramente un cambio di rotta rispetto alla scuola tradizionale, soprattutto perché si abbattono i vincoli che le mura di un edificio normalmente impongono 

Una delle definizioni sintetiche della scuola all’aria aperta è: l’outdoor education è quel metodo educativo che considera lo spazio esterno il luogo privilegiato dell’apprendimento. Un buon riassunto che si concentra sulla domanda: dove si educa? Se Maria Montessori ha dimostrato inequivocabilmente che cambiando gli strumenti che utilizzano i bambini conseguentemente cambiamo i processi di apprendimento, l’outdoor education fa lo stesso mettendo al centro i luoghi. Possiamo inoltre aggiungere che gli altri principi che troviamo in tutti i metodi outdoor sono: tempi più lenti, la centralità della relazione, apprendimento esperienziale, il gioco e la comunità educante. 

La formula della velocità è spazio fratto tempo,  se quindi all’aumentare dello spazio noi non aumentiamo anche il tempo c’è il rischio che fare outdoor porti i docenti a ingolfare gli alunni di compiti per “recuperare” il tempo speso fuori per le esperienze dirette sul campo.

Per quanto riguarda la relazione, fareste mai un’escursione in montagna o al mare con qualcuno di cui non vi fidaste? Nell’outdoor education gli alunni si fidano degli insegnanti e gli insegnanti si devono fidare degli alunni. Ovviamente questo percorso è fatto insieme alle famiglie con gradualità. 

Il grande poeta Schiller diceva che l’essere umano è tale principalmente quando gioca. Il gioco è la cosa più seria che ci sia, il problema è l’azzardo non il gioco, giochiamo perché siamo umani. 

Si parla spesso della libertà di apprendimento…

Apprendere è un diritto naturale del bambino, un diritto che viene disatteso se si impedisce a qualcuno o qualcosa che abbia i principi dell’insegnamento di poterlo fare. La spiegazione della libertà di insegnamento ce l’ha donata uno dei padri della filosofia italiana ovvero Rosmini che nelle lettere sull’educazione ci dice: il diritto di insegnare deve subire tre limitazioni: a) la mancanza del sapere necessario ad insegnare una determinata disciplina; b) la mancanza dell’onestà dell’insegnamento: «non c’è infatti un diritto di insegnare il male o l’errore»; c) la mancanza di inoffensività nel modo di insegnare. Chi non disattende questi limiti può essere un insegnante, la nostra esperienza ci dice che nel mondo artistico, scientifico, artigiano, del sociale, nelle comunità educanti, ci sono innumerevoli occasioni per fare esperienze di apprendimento.    

Crediamo quindi che siamo all’alba di un nuovo paradigma educativo e come scuole all’aperto vogliamo impegnarci nella società per gettare le basi di un nuovo patto educativo tra generazioni, tra luoghi, tra talenti e fragilità, per un ecosistema di relazioni, per realizzare pienamente il detto del sommo poeta:  “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”.

Da pochi mesi è nata Scuole Naturali, una rete  di educatori che voi definite “all’aria aperta”

Scuole Naturali è una piattaforma per permettere a chiunque sia coinvolto nel mondo educativo di cercare i professionisti outdoor nella propria zona attraverso un motore di ricerca che si chiama Pagine Verdi (evoluzione green delle pagine gialle!). Allo stesso tempo con il blog si da spazio al racconto, allo storytelling dell’outdoor education. Emerson diceva che le persone vedono ciò che sono preparare a vedere e l’esperienza di questi anni ci ha dimostrato che senza storytelling non c’è cambiamento. Per anni avevo provato a portare l’asilo nel bosco e senza l’aiuto del social non si sarebbe mai diffuso come poi è avvenuto. 

Dove e come possiamo trovare queste scuole?

Al momento mi piace scherzare e dire che in Italia ci sono 50 sfumature di verde. Per i nidi e per le scuole dell’infanzia paritarie e private non c’è una vera rete di riferimento, consigliamo di consultare le pagine verdi e la mappa dell’asilo nel bosco. Per quanto riguarda le scuole statali c’è il sito della rete delle scuole all’aperto ma che non recensisce tutte le esperienze attive in Italia, perché a volte ci sono singole sezioni, singoli insegnanti che portano avanti progetti di qualità. In ogni caso tramite scuole naturali possiamo aiutare chiunque a implementare progetti di outdoor education nel proprio territorio. Abbiamo realizzato dei “toolkit” scatole di attrezzi culturali per rendere la scuola più sostenibile e aperta! 

Abbiamo una concezione rigida e molto radicata della scuola. Perchè un genitore dovrebbe scegliere questi nuovi metodi educativi?

Oggi mi verrebbe da dire che prima di tutto è una scelta sanitaria. Covid-19 a parte, la scelta dell’outdoor education ha implicazioni dirette sul movimento (i bambini italiani sono i più obesi d’Europa), per la vitamina D, per gli effetti biofilici sullo stress per compensare la vita online. Proprio in questi giorni insieme a dei pediatri stiamo per realizzare uno studio tutto italiano sugli effetti benefici della scuola all’aria aperta. Inoltre posso garantire che anche nel prosieguo del cammino scolastico gli alunni non rimangono indietro con l’inesistente programma, anzi il loro apprendimento ha radici profonde nella realtà, non lo dimenticano bensì lo ricordano lo rimembrano perché si imprime nel cuore e nel corpo.

Secondo te come sarà il ritorno a scuola? Hai suggerimenti da dare e se l’esperienza di Scuole Naturali può dare un apporto alla riflessione

Dal 2016 collaboriamo con “eFM”, una società di ingegneria perché vogliamo che la scuola diventi una “Piattaforma di Comunità Educanti per promuovere Esperienze di Apprendimento come nuova alleanza tra scuole e territorio, tra narrazione e realtà.”

Con questo intendiamo anche dire che la scuola avverrà in tre luoghi: indoor, outdoor, online. Quando dico indoor mi sto riferendo alle aule ma anche ai musei, oratori, teatri luoghi chiusi che aprono la mente e i cuori. Le città, i paesi vanno abitati, solo così i giovani potranno imparare a essere cittadini responsabili e consapevoli di questo mondo. Le classi online permettono se usate in maniera digitale e non analogica di poter superare alcune barriere dello spazio e del tempo. Ci vuole un cambio di mentalità e noi questa mutazione l’abbiamo cominciata a fare, siamo a disposizione per condividerla con chiunque voglia iniziare questa avventura. I bambini e i ragazzi vogliono tornare a scuola, non deludiamo il loro desiderio di apprendere, stupiamoli come loro hanno stupito noi in questo periodo difficile, meravigliamoci insieme. 

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