LA REGOLA DEI DUE MANDATI

Il limite dei due mandati rappresenta un tema cruciale per il Movimento, ma al tempo stesso complesso, che a nostro avviso meriterebbe più di una riflessione.

Ad oggi questa regola fondante è già stata oggetto di deroga prima con l’introduzione del mandato zero per i consiglieri comunali e municipali e poi per i Sindaci, sia delle piccole che delle grandi città.

La ragion d’esser di questa regola risiede nella necessità di garantire che la politica sia volta al perseguimento del bene comune e non già alla concentrazione di potere o al soddisfacimento di interessi privati, materiali o immateriali.

La permanenza nel medesimo livello istituzionale per troppo tempo potrebbe dar luogo ad una forma di concentrazione di potere.
La regola originaria del limite dei due mandati poneva indistintamente sullo stesso piano livelli, ruoli e funzioni differenti: dal consigliere municipale al parlamentare europeo.

Ragionevolmente, a nostro avviso, si è messa al voto una prima deroga legata ai consiglieri comunali e municipali. Successivamente, tale deroga è stata ampliata anche a coloro che ricoprono ruoli di governo, quindi di maggior influenza e di “potere”, anche di nomina.

Proviamo quindi, partendo dalla regola originaria, e tenendo conto dei differenti livelli e responsabilità istituzionali, a ragionare su una possibile riformulazione di tale regola.

La prima valutazione per il limite dei due mandati è legata all’influenza e al “potere espresso” dal mandato ricoperto in quanto eletto dal popolo.

Un appartenente ad un organo collegiale – come il Consiglio Municipale, Comunale, Regionale, un Parlamentare ed un Europarlamentare, seppur con le dovute distinzioni tra gli stessi – avrà un’ “influenza” ed un “potere” diversi rispetto a quelli di un organo monocratico – Sindaco o Presidente di Regione.

Un secondo elemento da considerare è dato dal livello istituzionale del mandato. Un conto è esercitare un mandato da consigliere municipale o comunale, un conto da europarlamentare, un conto da Sindaco di una piccola città e, infine, un conto da Sindaco di una grande città che appare valere e pesare più di un mandato parlamentare.

Alla luce di quanto sopra, le strade potrebbero essere le seguenti:
1. Limite dei due mandati VALE per tutti a tutti i livelli.
2. Limite dei due mandati NON VALE per tutti e quindi va riformulato sulla base di criteri oggettivi, che dovrebbero essere collegati alla tipologia di ruolo, differenziando tra componente di organo collegiale e monocratico, tenendo conto sia della capacità di influenza sia della grandezza del territorio di riferimento della carica istituzionale, differenziando tra piccoli e grandi comuni.

Se il Movimento vuole essere una forza politica in evoluzione può anche rimettere in discussione le sue regole fondanti, ma deve farlo in maniera organica e strutturale non “ad personam”.

Non va trasformata una evoluzione in una involuzione che porta solo al disconoscimento dei valori fondanti attraverso l’approvazione di deroghe all’occorrenza.

Angelo Sturni
Donatella Iorio
Paolo Tabacchi
Enrico Stefàno
Marco Terranova