La Raggi e l’alleanza col Pd

Di Tommaso Merlo (Categoria: Attivisti):

Dopo Mafia Capitale il Pd avrebbe dovuto azzerare il partito laziale e non solo, cospargersi il capo di cenere davanti al Campidoglio e chiedere scusa all’Italia intera per la vergogna con cui ha ricoperto non solo la capitale ma l’intero paese. Ed invece il Pd ha fatto spallucce in attesa che passasse la tempesta e nel frattempo si è messo a far sgambetti alla Raggi nella speranza di riprendersi le poltrone perdute. Zingaretti è stato tra i primi a tuonare contro la ricandidatura di Virginia Raggi e allo stesso tempo a lagnarsi che il Movimento non si alleava alle regionali con statisti alla De Luca. Da allora il Pd sta cercando un malcapitato che rischi l’osso del collo sfidando la sindaca di Roma. Nonostante tutto il fango con cui l’hanno ricoperta, la Raggi è infatti politicamente molto più solida di quello che han sempre blaterato e fa paura a molti. Virginia Raggi è un simbolo del Movimento perché ne incarna la storia e la cultura più genuina. Anni di persecuzione, l’impegno e il coraggio quotidiano senza mai scimmiottare atteggiamenti e vizietti dei vecchi politicanti. La Raggi ha poi tracciato una linea politica nuova. Dopo i sindaci fanfaroni del passato che han sommerso la capitale di chiacchiere e di debiti facendogli perdere decenni. La Raggi ha intrapreso la strada più complessa della legalità, della sobrietà e della concretezza con gli scarsi mezzi a disposizione. Da un comune infiltrato dai mafiosi ad una sindaca antimafia. Se non si fossero fottuti tutti i soldi la Raggi avrebbe potuto fare di più, ma a livello politico ha comunque drasticamente voltato pagina dopo anni di malapolitica e può vantare una serie di risultati che spetterà ai romani valutare a fine mandato. Ma Virginia Raggi ha tracciato una nuova linea politica anche nel rapporto tra Movimento e Pd. Ha detto cioè “no” ad un partito che prima ha ridotto Roma in macerie e poi si è messo a far la guerra a chi come la Raggi sta cercando di ricostruirla. La linea è chiara. Ci si allea col Pd solo se quel vecchio partito di marpioni poltronistici si dimostra degno, altrimenti ciao. Una linea sacrosanta. È il Pd col suo curriculum da film horror che si deve dimostrare all’altezza di cooperare col Movimento. Non viceversa. È il Pd col suo curriculum da film horror che deve dimostrarsi all’altezza del nuovo corso politico aperto dal Movimento. Non viceversa. A Roma come in tutta Italia. Altrimenti torniamo indietro invece di andare avanti. Il Pd è il passato e il Movimento nasce anche dalle sue ceneri. Se si vuole alleare è il Pd che deve aggiornarsi ai tempi. È il Pd che deve darsi una ripulita, una svecchiata e già che c’è tirar fuori uno straccio d’idea se ne è capace. È questo il nodo politico fondamentale. Non se fare l’alleanza o meno, ma a quali condizioni farla. Il quadro politico nazionale non offre molte alternative al Movimento. Le porte a destra sono chiuse e i numeri scarsi. Se vuole governare e incidere sulla realtà il Movimento deve allearsi con la fu sinistra. Ma “alleanza organica” sono quelle parolacce politichesi che fan venire l’orticaria e scatenano rissosi malintesi. Proseguire a braccetto del Pd ad ogni costo giusto per raccattar poltrone significherebbe non solo la fine del Movimento ma anche la fine della fase politica che ha aperto nel paese. Un danno enorme. Diversa è la linea tracciata dalla Raggi. Se il Pd si dimostra all’altezza bene, altrimenti ognuno per la sua strada. Punto. E non contano solo i programmi e le cose da fare con cui un accordo alla fine si trova sempre. Conta anche quello che c’è dietro ai finti sorrisi e alle cravatte di sartoria. E cioè la volontà del Pd di mettersi alle spalle una volta per tutte facce e logiche e pagine buie del suo passato che han devastato Roma come l’Italia intera. Solo così il Movimento manterrà la sua integrità e quindi la sua forza politica e quindi il suo ruolo storico di motore del cambiamento della vecchia politica come del paese.

Tommaso Merlo



FONTE
: Tommaso Merlo