La prescrizione avvantaggia i ricchi, perché per i poveracci non esiste

Mentre Floris mordeva insistentemente il suo labbro superiore, che continuava ad assottigliarsi fino a scomparire del tutto, Giuseppe Conte, con classe, senza scomporsi, con un viso rilassatissimo e senza dare nessun segno di disgusto (e sì che ce ne sarebbe stato il motivo), asfaltava di brutto la gaia Merlino ed i tre omminicchi simil-giornalisti chiamati per la tenzone.

Perché di tenzone, anzi no, di agguato si è trattato. Un agguato finito male, anzi peggio, per gli attaccanti, messi in riga da uno straordinario Conte. A Floris il compitino che aveva preparato, non è riuscito. L’impotenza lo ha assalito, al punto di togliere la parola, sovrapponendosi, perfino alla malcapitata Merlino. Il compito di Floris è apparso subito arduo. Ricacciato indietro con perdite, ha tentato più volte di riattaccare con esiti drammaticamente devastanti. Le domande sono diventate sempre più lunghe. Sono diventate discorsi, piccoli comizi. L’ansia da prestazione che, visibilmente, attanagliava l’intervistatore gli ha fatto dimenticare di intervistare. Domande (?) che contenevano la risposta in una sorta di teatrino comico, con parti invertite, fra un professorino impreparato ed un autorevole alunno.

E proprio l’autorevolezza è stata il segno distintivo di questo uomo sconosciuto fino a tre anni fa. Una dimostrazione di autorevolezza sontuosa, fitta come una nebbia che si taglia a fette e che si è palesata sonoramente con il richiamo ad un ininfluente, banale Sallusti: “non rida, stiamo parlando di un argomento molto serio”. Non prima di aver detto che “la prescrizione avvantaggia i ricchi, perché per i poveracci non esiste” Un uppercut che il modesto direttore di Libero ha sentito dolorosamente. Una dimostrazione di sicurezza che ha sconvolto i piani di Floris e degli altri, con una Merlino condannata dalla tradizionale pochezza ed un Fontana non pervenuto.

Non voglio parlare degli argomenti perché non ne sento il bisogno. Sento il bisogno di celebrare una vittoria. La vittoria della verità sui pretesti. La vittoria dell’onestà intellettuale, contro un giornalismo drogato dall’appartenenza, privo di valori etici, invasivo, partecipante, tifoso, maligno, bugiardo. Adelante Presidente, la strada da percorrere è ancora lunga, ma verrà percorsa velocemente e allegramente, perché buona.

Giancarlo Selmi