La morte di David Rossi, un caso “enorme” per tanti aspetti.

Oggi, dopo le notizie relative alle intercettazioni che coinvolgono l’avvocato Pittelli, su cui pende l’accusa di essere uomo della ‘ndrangheta calabrese, nella questione della morte di David Rossi, il responsabile della comunicazione di MPS, si è tornati a manifestare interesse per un caso “enorme” per tanti aspetti. Anche perché a breve si dovrebbe assistere ad una sciagurata acquisizione di MPS da parte di Unicredit per un prezzo su cui tantissimi hanno dubbi più che fondati, ipotizzando un regalo a Padoan, guarda caso nella governance di Unicredit dopo essere stato il ministro che ha salvato con tanti soldi di tutti noi la banca senese.

A luglio passato veniva audito in commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi il Procuratore Capo di Siena, il dottor Vitello. E Vitello ha ammesso che sulle indagini relative alla morte di David Rossi i magistrati hanno commesso degli errori. Lo ha detto e ripetuto più volte durante l’audizione in Commissione d’Inchiesta parlamentare presieduta da Pierantonio Zanettin alla Camera dei Deputati.
Lo ha ammesso espressamente il Procuratore: probabilmente si è da subito pensato fosse suicidio e, pertanto, le indagini sono state condotte con un presupposto che ancora oggi non si è dimostrato tale.

Perciò i fazzoletti sporchi di sangue distrutti senza essere analizzati e ben prima che il Gip decretasse l’archiviazione o un supplemento di indagine, la mancata acquisizione delle registrazioni delle telecamere, dei tabulati dei cellulari, delle celle degli operatori telefonici, le persone mai convocate e interrogate, la trascuratezza con cui si è fatta la prima autopsia (ammessa persino da Vitello) e le altre decine di cose non fatte: tutto liquidato come “errori”.
E gli stessi magistrati autori di quegli errori hanno nel frattempo trascinato a processo la vedova di Rossi, Antonella Tognazzi, assolta dopo tre anni, con l’infamante accusa di aver speculato sulla morte del marito.
Sol perché, forse, e la capisco, ha continuato ad invocare indagini adeguate.
L’Italia è un paese strano, molto strano: chi doveva vigilare su quelle vicende viene promosso ai massimi vertici dello Stato, chi ammette errori non si domanda se sia il caso di sanzionare i responsabili, chi chiede giustizia va a processo come imputata.

Nicola Morra